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Donne sull’orlo di una crisi di nervi – recensione

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Anno: 1988

Regia: Pedro Almodovar

Cast: Carmen Maura, Maria Barraco, Antonio Banderas, Rossy De Palma

Fantastico film del grande regista spagnolo Pedro Almodovar, uscito nelle sale nel 1988 ma decisamente attuale, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, commedia quasi tutta al femminile, indaga il mondo dei sentimenti delle donne. I personaggi vengono catapultati in situazione a volte decisamente fuori dal comune, ma come dice lo stesso regista quando si tratta di sentimenti anche ciò che può sembrare più assurdo in realtà appare verosimile. La storia si svolge quasi interamente nell’arco di ventiquattro ore all’interno dell’appartamento della protagonista, Pepa, interpretata dall’eccellente Carmen Maura, che comparirà in molti altri film di Almodovar, proprio come parecchi degli altri attori presenti nel film. In un susseguirsi di scene ai limiti della realtà, nell’appartamento di Pepa si intrecciano le vite di Candela (Maria Barranco), amica di Pepa, di una coppia di fidanzati, Carlos (Antonio Banderas), figlio di Ivan (Fernando Guillen) ex amante di Pepa, e Marisa (Rossy De Palma), di due poliziotti, di un avvocato e infine persino di Lucia (Julieta Serrano), moglie legittima di Ivan.

Particolarità di questa amara e divertente commedia è costituita da personaggi comuni che si ritrovano immersi in situazioni paradossali, inverosimili e ricche di comicità. Proprio come in molti altri film di Almodovar, i protagonisti seppur sfidati ad affrontare problematiche importanti, quali l’abbandono o la solitudine riescono sempre a superare le situazioni, magari non sempre al meglio, ma impegnandosi, a volte con leggerezza, tirando fuori tutta la forza che solo in veri momenti di disperazione esce fuori. Il film vinse ben cinque premi Goya come miglior film, migliore attrice protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura originale e miglior doppiaggio, ottenendo tra l’altro vari riconoscimenti a livello europeo tra cui un David di Donatello per la miglior regia straniera.

Per più di dieci anni il regista ha lavorato nella compagnia telefonica nazionale spagnola, dopo la chiusura della scuola di cinema che frequentava dovuta alle restrizioni della politica franchista, e lui stesso considera il film come un feroce attacco ai telefoni e alle segreterie telefoniche che aiuterebbero i bugiardi. Più volte Carmen Maura distrugge il telefono e getta la segreteria dal terrazzo dopo i messaggio di Ivan sapendo che stava mentendo nel dirle che sarebbe partito da solo, ma lei conoscendo la sua voce meglio di chiunque altro, lavorando insieme a lui, non poteva certo farsi ingannare.

Il tema del doppiaggio nel film é molto importante perché simboleggia sia la finzione nel cinema che quella nella vita reale, dove le donne che devono costantemente combattere per affermarsi in una società maschilista, soffrono sempre più di nevrosi dovute alle bugie e ai tradimenti di uomini vili ai quali però sembrano non poter rinunciare. Come nella maggior parte dei suoi film, Almodovar indaga in modo colorito questo mondo dei sentimenti e nevrosi femminili, senza però dimenticare le sue origine di regista del post-franchismo che racconta realtà marginali e soprattutto criticando la chiesa e la religione in modo asprissimo. Nei primi minuti del film infatti, quando Pepa sta lavorando in sala di doppiaggio, si vede sul monitor che sta doppiando la pubblicità di preservativi, e nello spot durante un matrimonio il prete che benedice i giovani sposi ad un certo punto si avvicina alla ragazza e le consiglia di proteggersi dandole un preservativo. Il modo in cui il regista critica la società è abbastanza forte, ma allo stesso tempo molto ironico.

I personaggi strampalati che incontra Pepa, tra cui il tassista, sempre lo stesso, che ha la passione per la tappezzeria leopardata, il mambo ed un taxi super accessoriato (dalle riviste in vendita, ai prodotti per l’igiene personale), altro non sono che caricature della realtà nella quale viviamo, e Pepa stessa, che tra gli altri sembra la più “normale”, si é creata sul suo bellissimo terrazzo una piccola arca di Noé, con piante e animali non propriamente domestici come galline ed oche. Insomma tutto appare veramente colorito e colorato. In effetti la fotografia nel film é abbastanza riconoscibile e tipica dei film di Almodovar, ricca di colori  sgargianti che rispecchiano le anime “calienti” dei personaggi e un po’ della Spagna in generale. Situazioni sopra le righe, protagonisti strambi o che vivono situazioni strampalate e inverosimili, questo é Almodovar e questa é la realtà nella quale viviamo, in fondo non siamo un po’ tutti sull’orlo di una crisi di nervi?

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