George Clooney: intervista al divo di Ave, Cesare!

George Clooney: intervista al divo di Ave, Cesare!

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George Clooney conobbe i Fratelli Coen all’inizio della sua carriera cinematografica, quando i due registi lo contattarono per il loro film del 2000, Fratello, dove sei?. Da allora Clooney è diventato una delle più grandi star mondiali e ha continuato a collaborare con Joel e Ethan Coen in altri progetti: Prima ti sposo poi ti rovino (2003), Burn After Reading (2008) e l’imminente Ave, Cesare!, in cui interpreta una star degli Anni Cinquanta che viene rapita.

Clooney è stato intervistato da Variety a proposito della sua collaborazione con i Coen e del loro prossimo film insieme.

Tu e i Fratelli Coen avete lavorato molto insieme.

Ammettiamolo. Se hai lavorato nel mondo del cinema negli ultimi trentacinque anni, sai bene che i Coen occupano un posto speciale in questo settore, grazie alla loro abilità di fondere il dramma con la commedia, alla loro immaginazione e alle sceneggiature che scrivono. Quando abbiamo girato Fratello, dove sei? non avevamo la possibilità di improvvisare, perché sarebbe come cercare di improvvisare Shakespeare. Nelle loro parole c’è uno schema preciso, così come nel ritmo. La loro scrittura è grandiosa. Sono due registi incredibilmente geniali e, soprattutto, è divertente lavorare con loro. Quando mi chiedono di lavorare insieme, io dico semplicemente: “Ditemi dove e ci sarò”.

Come ti hanno proposto Fratello, dove sei?

Per me fu un momento straordinario. I Coen erano già una leggenda. Io stavo girando Three Kings e sul set era davvero dura. Fu allora che si presentarono questi due signori molti gentili, il cui percorso professionale è caratterizzato da film stupendi. Mi chiesero se fossi interessato a una loro sceneggiatura. E io risposi di sì. E domandarono: “Non vuoi leggerla prima di accettare?”. Risposi: “Accetto. Qualunque cosa sia”. Andò davvero così. Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe stato il fantastico ruolo di Everett?

Come sono i Coen sul set?

Divertenti, eccentrici. Ridono a crepapelle dietro lo schermo ed è piacevole lavorare con loro. Fanno un lavoro di editing prima delle riprese, ecco perché i loro film hanno una prospettiva ben definita. Quando lavoro con i Coen, ripeto una scena tre o al massimo quattro volte. Con loro non ci sono prove.George Clooney

Vanno sempre d’accordo?

Non sono mai in disaccordo. Si capiscono al volo con uno sguardo. La cosa divertente è dire: “Oh Joel, la tua idea è migliore di quella di Ethan”. Lavorano come una cosa sola. Sono davvero una squadra.

L’idea di Ave, Cesare! è nata quindici anni fa.

Me ne parlarono. Dissero che avrei interpretato una sciocca star del cinema che viene rapita, una star del Western alla Gary Cooper. Me lo dissero nel 1999 o nel 2000. Da allora, ogni volta che qualcuno mi chiedeva quale sarebbe stato il mio prossimo progetto, io dicevo: “Farò Ave, Cesare!”. E loro puntualizzavano: “Non lo abbiamo ancora scritto”. Io rispondevo: “Ma lo farete”. Un paio di anni fa mi telefonarono e dissero che il copione era pronto.

Dirigerai Suburbicon con Matt Damon, basato su una sceneggiatura scritta dai Coen all’epoca di Blood Simple.

La storia è interessante. Si svolge nei sobborghi nel 1947 ed è una sorta di thriller e di commedia. Una commedia nera dal punto di vista di un giovane uomo sulle cose che vanno male a casa sua.

Perché hai deciso di realizzarlo?

Mi mandarono il copione mentre giravo Fratello, dove sei? e mi chiesero se fossi interessato. Mentre gli altri film uscivano senza problemi, questo non si concretizzò. Fu commissionato, così aspettai. Nell’ultimo anno ho cercato a lungo un progetto interessante da dirigere. Ho contattato Bryan Lourd, il mio agente, e gli ho chiesto quanti progetti avevo considerato. E mi ha risposto: “Circa 85, lo scorso anno”. Molti di questi film sono in lavorazione. Così ho pensato che non fosse la mia specialità o che non soddisfacevano i miei gusti. Poi mi sono ricordato di Suburbicon. Avevo già il copione, ho contattato i Coen e ho chiesto se avevano intenzione di realizzarlo. Risposero di no, così dissi: “Allora mi piacerebbe provarci”.