Leonardo_Dicaprio_il_grande_gatsbyIl 16 maggio Il Grande Gatsby firmato Baz Luhrmann (Moulin Rouge!) arriverà nelle sale italiane, 24 ore dopo aver aperto il 66° Festival di Cannes (15-26 maggio). Il cineasta australiano porta sul grande schermo il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald per la quarta volta nella storia del cinema. Un tuffo sfavillante e ambizioso negli anni ‘20, con un cast di spessore: Leonardo Di Caprio (il giovane Montecchi in Romeo+Juliet di Luhrmann: era il 1996) nei panni di Jay Gatsby, Carey Mulligan e Tobey Maguire rispettivamente in quelli della bella Daisy e di Nick Carraway.

GREAT-GATSBY-CHARACTER-POSTERS-1Qualche giorno prima dell’uscita del film, ha fatto la comparsa in rete la soundtrack. Quasi un’ora di musica forgiata in mesi e mesi di produzione e selezione, il tutto sotto l’egida potente di  Jay-Z, produttore esecutivo della colonna sonora.

Esclusi a priori l’utilizzo o la creazione di musiche perfettamente consone all’età del Jazz, la soundtrack del Grande Gatsby di Luhrmann si concede spesso flirt con quegli anni scintillanti, gaudenti e un po’ ipocriti, ma restando ben ancorata nel contemporane: nel rap/ hip-hop, nel pop-rock, nel rock-blues. Alcuni brani suonano bene, altri faticano, benché sia noto come anche la più goffa, all’ascolto, delle tracks, possa trovar gloria associata alla colonna visiva. E viceversa.

Si apre forte con 100$ Bill di Jay-Z, una languida rappata che starebbe bene in bocca ad Eminem, puntellata qua e là da gradevoli fiati alla maniera dei twenties. Poi c’è la cover di Back to Black di Amy Winehouse: la interpretano la signora di Jay-Z, Beyoncé, e Andre 3000; ne esce un duetto moscio, con un arrangiamento improbabilmente (e involontariamente) alla Joy Division. Divertentissima Bang Bang di will.i.am, un giochino che fa armoniosamente la spola tra gli anni ’20 e le pacchiane danze dei nostri giorni. Non brilla A Little Party Never Killed Nobody (All We Got): la calda e suadente voce di Fergie dei Black Eyed Peas non fa ignorare sonorità dance ben poco raffinate; tuttavia, c’è un’energia che potrebbe far esplodere lo schermo. Fa respirare a polmoni e cuore aperti Young and Beautiful di Lana Del Rey, una ballata bella e malinconica. La sesta traccia è l’assoluta perla: Bryan Ferry riprende Love is Drug, singolo di successo dei suoi Roxy Music datato 1975 e, con la Bryan Ferry Orchestra, la spinge 50 anni indietro: giocata di classe, perfettamente riuscita. Niente di nuovo sul fronte occidentale con la comunque ben confezionata Over the Love dei Florence + The Machine. the-great-gatsby-leonaro-dicaprioL’età del jazz risplende con Where The Wind Blows di Coco O. (del duo danese Quadron). Discorso simile per l’agitata ed efficace versione di Crazy Love di Emili Sandé e Bryan Ferry Orchestra. Inquietante Togheter del trio britannico The xx, con una nota che martella dall’inizio alla fine come una goccia d’acqua, mentre la canzone si svolge piana e seduce, invita all’ascolto delle parole. Spazio anche a Hearts a Mess, pregevole singolo datato 2007 del musicista belga-australiano Gotye. Jack White si prende l’onere di rifare Love is Blindness degli U2: non un’impresa da poco. White ne fa un drammone con qualche urlo e piatti schiaffeggiati con violenza: è il suo stile, forse, da sempre, un po’ sopravvalutato. Non una gioia per il solo ascolto Into the Past della elettroband londinese Nero, ma ci sono tutti requisiti per sposarsi a meraviglia con le immagini. Splendida, in chiusura, Kill and Run dell’australiana Sia. Non soltanto una voce calda, ma una voce usata bene, senza virtuosismi, su un tessuto sonoro coinvolgente, con arrangiamenti di gusto.

Com’è all’orecchio questo Gatbsy del 2013? La soundtrack è piacevolmente eterogenea, sviluppa con risultati convincenti il rapporto con le sonorità anni ’20 e incuriosisce ulteriormente chi da tempo attende il film. Un tempo dilatato da rinvii motivati, pare, proprio dall’elaborazione della soundtrack. Viziata qua e là da eccessi e cliché, ma nel complesso lavoro vincente.

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