Il premio Oscar Bong Joon-ho ha svelato titolo e primo sguardo del suo attesissimo film animato, Ally, segnando una svolta storica nella sua carriera. Si tratta infatti del suo primo lungometraggio animato, un passaggio cruciale per uno degli autori più influenti del cinema contemporaneo.
Il progetto, scritto insieme a Jason Yu, racconta la storia di Ally, una creatura marina metà maialino e metà calamaro che vive negli abissi del Pacifico meridionale e sogna di vedere il sole. La sua vita cambia quando un misterioso velivolo precipita nell’oceano, innescando un viaggio verso la superficie insieme a un gruppo di improbabili alleati. Il film, in sviluppo dal 2019, è prodotto da Barunson C&C con il supporto di CJ ENM, Penture Invest e Pathé, e arriverà nei cinema nel 2027.
Ally rappresenta molto più di un semplice cambio di formato: è l’estensione naturale del cinema di Bong in un territorio che amplifica le sue ossessioni tematiche. Il rapporto tra umano e ambiente, già centrale in Okja e Snowpiercer, qui viene rielaborato in chiave animata, con una prospettiva potenzialmente ancora più radicale e simbolica. L’animazione offre a Bong uno spazio di libertà totale, dove costruire un ecosistema narrativo senza vincoli realistici. Di seguito, ecco la prima immagine di Ally:
Ally e l’evoluzione del cinema di Bong: tra ecologia, identità e sguardo non umano
Con Ally, Bong Joon-ho sembra portare alle estreme conseguenze una traiettoria autoriale già evidente nei suoi lavori precedenti. La protagonista, una creatura ibrida e marginale, richiama direttamente figure come Okja: esseri “altri” che diventano specchio delle contraddizioni umane.
La scelta dell’oceano come ambientazione non è casuale. Gli abissi rappresentano uno spazio narrativo ancora inesplorato nel cinema di Bong, ma perfettamente coerente con il suo interesse per sistemi chiusi e stratificati — basti pensare al treno di Snowpiercer o alla casa verticale di Parasite. Qui, però, il sistema è naturale, e il conflitto nasce dall’intrusione umana, suggerendo una riflessione ecologica più esplicita.
Narrativamente, il viaggio di Ally verso la superficie può essere letto come una parabola di scoperta e disillusione: il desiderio di vedere il sole — simbolo di conoscenza e libertà — potrebbe scontrarsi con la realtà di un mondo dominato dagli esseri umani. In questo senso, il film potrebbe svilupparsi come una fiaba moderna, dove l’avventura si intreccia a una critica sociale, in pieno stile Bong.
Infine, l’uso dell’animazione apre scenari interessanti anche sul piano estetico. Se nei suoi film live-action Bong ha già dimostrato un controllo rigoroso della messa in scena, qui potrebbe spingersi verso una costruzione visiva ancora più stilizzata e metaforica, trasformando Ally in uno dei progetti più ambiziosi della sua filmografia.
