Il nuovo film di Resident Evil, diretto da Zach Cregger, punta a fare qualcosa che nessun adattamento precedente è riuscito davvero a ottenere: funzionare come esperienza cinematografica senza inseguire a tutti i costi la fedeltà narrativa ai videogiochi. Una scelta che divide i fan, ma che potrebbe rivelarsi la chiave del successo.
Dalle prime anticipazioni, il film non seguirà i personaggi iconici della saga come Leon o Chris, ma racconterà una storia parallela ambientata durante gli eventi di Resident Evil 2. Il protagonista sarà un sopravvissuto qualunque, alle prese con l’epidemia di Raccoon City. Lo stesso Cregger ha spiegato l’approccio: “Mi piace pensare che mentre tutto accade alla centrale di polizia, questa sia un’altra storia, con un altro personaggio, dall’altra parte della città”. Il film sarà distribuito nelle sale dal 18 settembre 2026.
La vera particolarità, però, sta nel modo in cui il regista ha costruito il progetto: non adattare la lore, ma replicare le sensazioni del gameplay. Esplorazione, gestione delle risorse, progressione delle armi, enigmi ambientali — tutti elementi pensati per tradurre sullo schermo l’esperienza del giocatore, più che la trama dei capitoli originali.
Perché ignorare la storia dei videogiochi potrebbe essere la scelta vincente
È una decisione rischiosa, ma anche lucida. Gli adattamenti di Resident Evil hanno spesso fallito proprio nel tentativo di comprimere una mitologia complessa dentro un racconto cinematografico lineare. Il risultato è stato, nella maggior parte dei casi, una distanza sia dai fan che dal pubblico generalista.
Cregger sembra invece partire da un presupposto diverso: ciò che rende Resident Evil unico non è la sua storia, ma il modo in cui viene vissuta. La tensione, la scarsità di risorse, la paura dell’ignoto. Tradurre questi elementi in linguaggio cinematografico potrebbe essere più efficace di qualsiasi adattamento fedele.
Certo, ci sono già elementi che fanno discutere — come l’ambientazione invernale o la presenza di zombie più veloci rispetto ai giochi — che rendono difficile collocare il film all’interno della timeline ufficiale. Ma è proprio questo il punto: il film non vuole essere canonico, vuole essere coerente con se stesso.
Se questa visione funzionerà, il nuovo Resident Evil potrebbe finalmente rompere la “maledizione” degli adattamenti videoludici. Non perché è fedele, ma perché ha capito cosa conta davvero del materiale originale.

