Knife + Heart

La voglia di fare un esperimento, un pasticcio di generi e forse anche di intenzioni hanno portato il giovane regista argentino Yann Gonzalez a partorire Knife + Heart, film presentato in concorso al Festival di Cannes 2018.

La storia è quella di Anne, una produttrice di film porno gay di bassa lega, che dopo la rottura con la storica partner, Lois, montatrice dei suoi film, si trova ad indagare su un misterioso omicida che sembra aver preso di mira i protagonisti dei suoi film. La verità si scoprirà poco per volta, trascinando Anne in un vortice di violenza e mistero.

Gonzales ha fuso la tensione del giallo e delle storie di serial killer con un omaggio al mondo del porno gay, tra gli anni Settanta e Ottanta, il tutto condito con un look che sembra uscito proprio da quegli stessi film. Il dialogo tra film visto dallo spettatore e film girato dai protagonisti è continuo proprio in questo aspetto estetico onirico, che carica la storia di risvolti involontariamente comici. Il risultato è trash fuori controllo, con recitazioni ostentate e sequenze talmente tanto forzate che resta misteriosa la scelta di inserire il film nel Concorso Ufficiale della settantunesima edizione del Festival di Cannes.

Tra i tanti elementi che mescola il film, la componente romantica è fondamentale, sia per la protagonista Anne (Vanessa Paradis), sia ai fini dello svelamento del mistero e delle motivazioni dell’assassino, una figura che sfrutta le abitudini delle sue vittime per perpetrare i suoi sanguinosi scopi. E così il coltello e il cuore del titolo possono essere entrambi dell’assassino che con l’uno cerca di placare il desiderio dell’altro.

Il problema di Knife + Heart risiede forse nel fatto che il riferimento a tanti generi diversi “sporca” la natura della storia e non la impreziosisce affato, come invece a volte capita alle storie ibride.

Pubblicità