noi siamo afterhours

Trent’anni in un concerto. La voce profonda di Manuel Agnelli accompagna l’arrivo degli Afterhours sul palco del Forum di Assago, filmati “in segreto” dal regista Giorgio Testi durante lo storico live del 10 aprile 2018. Una festa, oserebbe dire, per festeggiare i primi trent’anni di carriera di una band che ha radicalmente scosso le radici della musica alternativa italiana portando nel paese della canzone popolare qualcosa di nuovo e mai sentito.

Le immagini riprese da Testi sono confluite nel docu-film Noi siamo Afterhours, presentato in anteprima assoluta alla Festa del Cinema di Roma, e che alterna le fasi più emozionanti della serata ai ricordi di Agnelli sugli esordi – quando il gruppo si esibiva ancora in inglese – passando per le tournée internazionali in America e i cambi di formazione fino alla line up attuale.

Tutto nasce con un errore: quello di Manuel all’inizio del concerto quando ha preso la nota sbagliata“, confessa il regista, “Ed è stato un po’ la nostra benedizione. Penso davvero che ciò che abbiamo fatto con questo documentario sia assolutamente inedito nel panorama italiano, soprattutto nella scena rock“. La struttura di Noi siamo Afterhours è infatti stramba, per come è stato pensato e realizzato, e a spiegarlo è lo stesso Agnelli: “Di solito quando decidi di girare qualcosa del genere hai a disposizione tre date da cui selezionare le scene migliori. Qui invece si trattava di un solo concerto, e poteva andare tutto storto. Ma è proprio questo che ha contraddistinto il film: la magia di quella sera al Forum. Con più giorni forse sarebbe stato impossibile riprodurre quell’effetto.

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Abbiamo iniziato a parlare del progetto circa un anno prima dell’evento, partendo dell’aspetto scenografico, quindi dalla disposizione del palco all’uso degli effetti visivi, e poi siamo entrati più dettagliatamente nel discorso registico“, spiega Testi, “Sapevamo però di avere tra le mani un’occasione irripetibile. Non era soltanto un concept film come quello realizzato per Hai paura del buio? nel 2014, ma anche un modo per raccontare trent’anni di storia della band attraverso spezzoni e parentesi più poetiche. A questo ho aggiunto un elemento che mi affascina da sempre, ovvero i momenti precedenti allo spettacolo, quando gli artisti escono da se stessi e si trasformano in altro; nel mentre però pensano e ripensano, c’è della roba che gli frulla in testa, un’incertezza…a questo serviva la voce di Manuel come narratore, in quanto leader degli Afterhours“.

Tanta preparazione non ha impedito al “caso” di intervenire sul concerto, come dichiarato da Agnelli in conferenza stampa: “È stato casuale trovarsi ed è casuale ciò che ne è uscito, nonostante il nostro estenuante lavoro di prove. Ma immaginate quanto sarebbe stato inutile tutto questo se il caso non fosse intervenuto positivamente. Non decidi tu, è il concerto a farlo, e se rimani nella media non rischi. Se ti lasci andare però rischi il disastro ma se hai abbastanza fortuna riesci a raggiungere un certo livello emotivo. Ed è ciò che ci è successo quella sera grazie alla magia, al suono, al pubblico“.

noi siamo afterhours

La cura maniacale per i dettagli, dal missaggio sonoro alla valorizzazione degli strumenti, in un solo giorno di riprese è risultata una sfida non indifferente per la band, che un po’ corrisponde perfettamente all’atteggiamento degli Afterhours nei confronti della musica: mai statico e sempre sul limite del pericolo. Al video sono state poi aggiunte delle battute in voiceover di Manuel Agnelli che si manifestano in vari modi, in forma di pensiero rispetto al concerto, alla storia degli Afterhours, ai vari volti del gruppo.

Il film fotografa benissimo il nostro momento storico, perché è un punto di arrivo e di ripartenza, ed esprime la pausa di riflessione che ci siamo presi per non ripeterci e per capire che cosa vogliamo diventare“, continua Agnelli. “Non abbiamo più nulla da dimostrare a noi stessi, ma siamo coscienti e consapevoli di cosa ci serve per andare avanti“. E su ciò che rende la band così unica, il frontman dichiara che Siamo persone molto diverse, e diversi sono i motivi per cui facciamo ciò che facciamo. Io ho bisogno di esprimere ciò che non riesco ad esprimere tutti i giorni, nella vita quotidiana, cose scure o violente, e di certo non vado in giro a tirare testate alla gente. Eppure lo vorrei. D’altronde è qualcosa che appartiene a tutte noi come esseri umani, il non riuscire ad esprimere le cose che ci teniamo dentro. Sul palco invece mi sento libero di farlo, e questo lavoro mi ha aiutato a crescere e a superare e capire certi momenti.

Benedetti da una nuova popolarità, gli Afterhours sono pronti per le prossime sfide. “Siamo cambiati, come persone, ed è cambiato il significato del nostro fare musica”, chiude Agnelli. “All’inizio volevamo solo essere disturbanti e scatenare reazioni… finivano sempre con l’essere negative. Poi abbiamo deciso, o meglio, è successo che abbiamo cercato un nuovo modo di rapportarci con il pubblico. E finalmente da qualche anno l’abbiamo trovato, modo più empatico, accettando di essere diventati diversamente disturbanti. L’energia ci arriva dai ragazzi giovani, e la soddisfazione più grande è continuare ad avere un senso per qualcuno. Non siamo memoria ma presente, che trasmette emozioni a persone che adesso sono la realtà“.

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