Con l’uscita della stagione finale su Netflix, La Legge di Lidia Poët è tornata al centro dell’attenzione, riaccendendo l’interesse attorno alla figura che ha ispirato la serie. Ma quanto c’è di vero nel racconto portato sullo schermo?
La risposta è sì: la serie è basata su una storia reale, ma rielabora in chiave narrativa e investigativa la vita di una figura storica fondamentale per il diritto italiano e per la lotta all’emancipazione femminile.
Chi era davvero Lidia Poët: la prima donna avvocata in Italia
Lidia Poët nacque nel 1855 e fu la prima donna in Italia a esercitare la professione forense, in un contesto sociale e culturale profondamente ostile alla presenza femminile nelle istituzioni. Dopo essersi laureata in giurisprudenza all’Università di Torino nel 1881, riuscì a essere ammessa all’albo degli avvocati nel 1883, suscitando un’immediata reazione negativa da parte dell’ambiente legale, composto esclusivamente da uomini.
Il suo ingresso nella professione durò però pochissimo: dopo appena tre mesi, fu radiata dall’albo su pressione del procuratore generale del Regno, che sosteneva l’incompatibilità tra il ruolo di avvocato e il “decoro” femminile. Una decisione che segnò uno dei casi più emblematici di discriminazione istituzionale nella storia italiana.
Nonostante questo, il caso Poët aprì un dibattito nazionale destinato a durare decenni. Solo nel 1920, all’età di 65 anni, Lidia riuscì finalmente a essere riammessa all’esercizio della professione, diventando simbolo di una battaglia lunga e faticosa per i diritti civili.
Quanto è fedele la serie Netflix alla storia reale
La serie Netflix prende ispirazione dalla vicenda reale di Lidia Poët, ma costruisce attorno alla sua figura un impianto narrativo più ampio, trasformandola in protagonista di casi giudiziari episodici e indagini di stampo quasi investigativo.
Ambientata nella Torino di fine Ottocento, la serie utilizza il contesto storico reale per raccontare non solo la discriminazione subita dalla protagonista, ma anche il funzionamento di un sistema giudiziario profondamente segnato da pregiudizi di genere. Tuttavia, molti degli eventi narrati — in particolare i casi affrontati episodio per episodio — sono frutto di elaborazione narrativa e non corrispondono direttamente a fatti documentati.
Questa scelta permette alla serie di ampliare il racconto, rendendo Lidia non solo una figura storica, ma anche un personaggio attivo, capace di intervenire concretamente in un sistema che la escludeva.
Il significato della storia di Lidia Poët oggi
Al di là della ricostruzione storica, La Legge di Lidia Poët funziona come racconto contemporaneo travestito da period drama. La sua forza non sta solo nella fedeltà ai fatti, ma nella capacità di rendere attuale una battaglia che, in forme diverse, continua ancora oggi.
Il percorso di Lidia — tra esclusione, resistenza e riconoscimento tardivo — riflette un meccanismo sociale che va oltre il singolo caso: quello di un sistema che cambia lentamente, spesso solo dopo aver imposto sacrifici enormi a chi lo sfida.
È proprio in questa tensione tra storia e narrazione che la serie trova la sua identità più forte, trasformando una figura realmente esistita in un simbolo universale di emancipazione e giustizia.

