Something Very Bad Is Going to Happen: la spiegazione del mito del “Sorry Man”

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Tra gli elementi più disturbanti di Something Very Bad Is Going to Happen, il mito del Sorry Man è quello che più inganna lo spettatore. Presentato inizialmente come una leggenda da brividi, quasi una storia da falò, si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più tragico e centrale per la narrazione.

Quello che sembra un classico mostro dell’horror si rivela invece una costruzione distorta, nata da trauma, memoria e paura. E quando la verità emerge, non solo ribalta le aspettative, ma ridefinisce completamente il percorso di Rachel e il significato stesso della serie.

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Il mito del Sorry Man: cosa racconta la leggenda e perché domina la prima metà della serie

Nella prima parte della serie, il Sorry Man è una presenza quasi mitologica. È il mostro nei boschi, una figura evocata per spaventare, ma anche per spiegare qualcosa di inspiegabile. Secondo il racconto, è un uomo deforme che uccide donne, le smembra e ripete ossessivamente “mi dispiace”.

La storia nasce dall’esperienza infantile di Jules, che da bambino si perde nei boschi e assiste a qualcosa di terribile. Il problema è che non vede tutto: nascosto sotto un letto, percepisce solo frammenti, suoni, movimenti. Il resto lo ricostruisce con l’immaginazione.

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Questa lacuna diventa il terreno perfetto per la nascita del mito. Il racconto si trasforma, si amplifica, viene reinterpretato da chi lo ascolta. I dettagli si deformano fino a creare una figura mostruosa, quasi sovrannaturale.

Il risultato è un elemento narrativo potentissimo: il Sorry Man diventa la paura concreta che aleggia sulla famiglia Cunningham, influenzando comportamenti, relazioni e percezioni. Anche quando non è presente, condiziona tutto.

La verità sul Sorry Man: trauma, memoria e una tragedia umana

Jennifer Jason Leigh Plays Victoria Cunningham
Il cast di Something Very Bad Is Going to Happen di Netflix

Il colpo di scena arriva quando la serie svela la verità: il Sorry Man non è un assassino, ma il padre di Rachel. E ciò che Jules ha visto non è stato un omicidio, ma un tentativo disperato di salvare una vita.

La scena reale è profondamente diversa dalla leggenda. La madre di Rachel, già colpita dalla maledizione, sta morendo il giorno del matrimonio. Il padre, in un gesto estremo, pratica un cesareo d’emergenza per salvare il bambino. È un atto di amore, non di violenza.

Ma visto dagli occhi di un bambino, nascosto e incapace di comprendere, diventa qualcosa di orribile. Il sangue, il corpo, il gesto chirurgico: tutto viene interpretato come un atto brutale. Il “mi dispiace” ripetuto non è quello di un killer, ma di un uomo disperato.

Questo ribaltamento è centrale. La serie smonta completamente il meccanismo del mostro: non esiste una creatura nei boschi, esiste una storia fraintesa. E questa incomprensione ha conseguenze durature, trasformando il trauma in mito.

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Il contesto tematico: superstizione, percezione e il confine tra realtà e racconto

Il Sorry Man si inserisce perfettamente nel discorso più ampio della serie, che mette continuamente in discussione ciò che è reale e ciò che viene percepito come tale.

Da un lato, la famiglia tende a liquidare tutto come superstizione. Rachel viene vista come paranoica, Jules come un bugiardo o un esagerato. Dall’altro lato, la serie dimostra che queste paure hanno sempre una base reale, anche se distorta.

È un gioco costante tra negazione e interpretazione. Nessuno crede davvero alla storia del Sorry Man, ma nessuno si prende nemmeno il tempo di capire cosa ci sia dietro. Il risultato è una verità frammentata, mai completamente affrontata.

In questo senso, il mito diventa uno strumento narrativo per parlare di qualcosa di molto concreto: il modo in cui le persone elaborano il trauma. La memoria non è mai neutrale, e il racconto che ne deriva può diventare più potente della realtà stessa.

Il ruolo del Sorry Man nel finale: perché è la chiave per capire Rachel

Camila Morrone Plays Rachel Harkin
Il cast di Something Very Bad Is Going to Happen di Netflix

La rivelazione sul Sorry Man non è solo un twist, ma una chiave di lettura per l’intero arco di Rachel. Come Jules da bambino, anche lei percepisce qualcosa di reale ma lo interpreta nel modo sbagliato. Rachel sente il pericolo, ma lo attribuisce alla famiglia di Nicky invece che alla maledizione. Il meccanismo è identico: un’intuizione corretta, ma una spiegazione errata. È questo che rende la sua storia così tragica.

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Il parallelo tra Rachel e Jules rafforza uno dei messaggi più forti della serie: chi viene considerato “instabile” o “paranoico” spesso è semplicemente qualcuno che percepisce qualcosa che gli altri ignorano. Quando Rachel, nel finale, invita Jude a non dubitare mai delle proprie esperienze, il discorso si chiude. Non è solo un consiglio, è una presa di posizione contro la negazione collettiva.

Il Sorry Man, quindi, non è solo una figura del passato. È la prova concreta che la verità può essere deformata, che il trauma può diventare leggenda e che, soprattutto, la realtà più spaventosa non è quella inventata, ma quella che non riusciamo a comprendere.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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