Il 9 ottobre arriva su Sky e in streaming in esclusiva su NOW Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, la seconda stagione della serie dedicata a uno dei fenomeni musicali più iconici del pop italiano degli anni Novanta. Dopo il successo del primo capitolo, la produzione torna a raccontare la storia di Max Pezzali e Mauro Repetto, riportando sullo schermo un’avventura fatta di musica, amicizia e cambiamenti. Tra ironia, nostalgia e atmosfere tipiche della provincia italiana, la serie ripercorre una fase cruciale del percorso artistico del duo, quando il successo degli 883 inizia a influenzare profondamente gli equilibri personali e il legame tra i due protagonisti.
La trama di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883
La storia riprende a Pavia, città d’origine di Max Pezzali e Mauro Repetto e cuore dell’universo degli 883. In un contesto fatto di amicizie, feste, motorini, amori complicati e sogni da inseguire, i due protagonisti si trovano ad affrontare una nuova fase della loro avventura musicale. Il successo, sempre più grande, apre loro nuove possibilità, ma porta con sé anche pressioni, aspettative e difficoltà che mettono alla prova il rapporto che li lega. Mentre la loro musica conquista un pubblico sempre più vasto, Max e Mauro devono fare i conti con ambizioni personali, scelte di vita e cambiamenti che rischiano di modificare il loro equilibrio. Attraverso il consueto tono leggero e ironico, la serie racconta così non soltanto l’evoluzione di un duo destinato a lasciare il segno nella musica italiana, ma anche il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, restituendo il ritratto di una generazione che ha trovato nelle canzoni degli 883 una voce capace di raccontare sogni, fragilità e contraddizioni.
Una serie vibrante
Ci eravamo sbagliati, o quantomeno li avevamo sottovalutati. Stiamo parlando degli 883 2.0; o, sarebbe meglio dire, di Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, rispettivamente il Max Pezzali e il Mauro Repetto che ormai da un paio d’anni infestano televisione e serialità italiane. Non più tardi dell’8 ottobre 2024, infatti, accusavamo Hanno ucciso l’uomo ragno di una “irrefrenabile pulsione citazionista”, sostenendo che, al di là dei suoi indiscutibili meriti, il prodotto non fosse in grado di “farsi generatore di nuove immagini”. Quest’oggi, a distanza di una stagione e un paio di episodi, ci tocca rivedere al rialzo le nostre posizioni.
Intendiamoci, Nord Sud Ovest Est, seconda stagione della serie Sky ideata da Sidney Sibilia e co-prodotta dallo stesso Sibilia e da Matteo Rovere (in compagnia di Daniele Modina) non riscrive le regole della televisione italiana. Nè ha mai avuto intenzione di farlo. Quello a cui la serie punta e riesce invece a dare forma, tra narrazioni parallele, il reiterato voice over, le battute e la straordinaria amicizia di Max e Mauro, è una dimensione sognante che pochi prodotti possono vantare. Un’atmosfera strana, intangibile, capace di incollare lo sguardo allo schermo. Un’atmosfera vibrante, dove tutto è possibile, e colorato e trascinante, che lascia intravedere la struttura meta, rendendola al contempo funzionale al racconto, mai pesante, seguendo una strana e indecifrabile formula secondo cui ogni cosa sembra venire naturale, autogenerarsi come i versi delle canzoni, tra le indecisioni e le fantasie dell’adolescenza.
Un duo a scadenza

E poi loro due, i Max e Mauro da schermo, che stanno forse dando
vita a un altro duo a scadenza, di cui già intravediamo la fine e
che già non siamo pronti a salutare. I due cowboy della
programmazione italiana, che si è
persa nella notte
e oggi riacquista un entusiasmo che non si respirava da un po’, che
si sfoga in una voce al microfono e in un ballo sgangherato.
E chissà che fra trent’anni una nuova forma di fruizione
audiovisiva non ci regali un tuffo nel passato del successo
di
Nuzzolo
e
Oscar Giuggioli,
in un loop infinito di
“rabbia” giovane
da urlare a squarciagola con il vento tra i capelli.
Nord Sud Ovest Est
Sommario
Una serie vibrante, dove tutto è possibile, e colorato e trascinante, che lascia intravedere la struttura meta, rendendola al contempo funzionale al racconto, mai pesante, che segue una strana e indecifrabile formula secondo cui ogni cosa sembra venire naturale, autogenerarsi come i versi di una canzone.


