È stato girato nel 1993 in VHS, è stato girato durante i fine settimana dopo la scuola, montato grazie ad un amico e visto in tutta Roma sottobanco, quasi come fosse un film porno. Ha avuto una distribuzione nel 2000 grazie alla Indigo film, all’epoca alla sua prima vera e propria distribuzione cinematografica. Oggi esce di nuovo al cinema, nel circuito di Distribuzione Indipendente.

È Dorme, di Eros Puglielli, che girò il film a soli 19 anni così come un giovanissimo oggi potrebbe girare un film con il suo iPhone, solo che all’epoca non esistevano i tecnologici telefoni della Apple e la cultura del cinema fai da te era molto meno diffusa rispetto ad ora, o meglio quasi inesistente. Dorme è un’opera che fa sorridere e divertire, è un “fantasy psichedelico di periferia” per definizione del regista stesso e può essere un fantastico esempio sociologico di analisi della periferia romana degli anni ’90.

Il film mostra tutto i difetti della scarsità di mezzi e dell’inesperienza: immagini spesso bruciate, sempre sgranate, movimenti di macchina grezzi anche se studiati. Accanto a queste sbavature tecniche però si snoda una storia importante quanto divertente.

Ruggero è un ragazzo basso, talmente basso da vivere la sua statura come un vero e proprio handicap che gli impedisce una vita normale, una storia serena con la ragazza che ama, un confronto alla pari con lo schizofrenico bullo delle case popolari. In suo aiuto arriva Michele, suo fraterno amico e come lui custode di una inadeguatezza che si allevia solo se fa uso di una nuova droga chimica, il Monaco 2. Ruggero così, vittima delle allucinazioni, supera le sue insicurezze e le sue paure, per un po’, almeno fino a che fa effetto la droga. Poi però si ritrova da solo e prende coscienza che l’unico modo di sfuggire alla proprio presunta inadeguatezza è accettarla con i compromessi del caso.

Il film fa ridere di gusto, soprattutto nella seconda parte, e trova i suoi momenti migliori nelle sequenze oniriche vissute in prima persona dal protagonista. E’ un frutto diretto del mood di quegli anni, di quella società di giovani che aveva per modello la bellezza degli attori americani di Beverly Hills 90210 che non sempre corrispondevano alla realtà, anzi quasi mai.

Fermo restando che la qualità e la tecnica registica sono quasi assenti o da perfezionare considerando sempre la giovane età e i mezzi a disposizione, il film sorprende per la freschezza della sceneggiatura e l’attualità della storia, che anche per i ragazzi di oggi può rappresentare un interessante spunto di riflessione.