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Le perplessità dell’attore veneto sul prequel di Neri Parenti

 

Com’è giusto che sia quando si propongono sequel o prequel di film famosi, si chiede un’opinione ai loro protagonisti. La Stampa ha così chiesto un’autorevole opinione all’attore veneto Gastone Moschin, 81 anni, sul film di Neri Parenti Amici miei, come tutto ebbe inizio, prequel a quasi quarant’anni di distanza dal primo famoso film di Mario Monicelli. Il giudizio dell’attore – che in quel film e nei due sequel interpretava l’architetto fissato per le donne Rambaldo Melandri – è come prevedibile negativo.

«Viviamo in democrazia, non ho un parere, ognuno ha il diritto di fare quello che vuole, di tornare indietro, a una cosa di trent’anni fa…Però è un fatto che Monicelli non abbia voluto fare neanche il terzo film perché si era stufato, sentiva che il filone si era esaurito, le trovate mancavano, insomma il limone era stato spremuto abbastanza». E poi sul fatto che nei ringraziamenti finali non c’è il nome di Monicelli:  «Davvero? Ma che cosa ha combinato De Laurentiis? Beh, ma è una mancanza di delicatezza, non mi meraviglio più di niente, però è incredibile, hanno ricordato Monicelli agli Oscar e non lo ricordano in questo caso…Sa che cosa vuol dire? Che noi artisti siamo delle mucche da mungere, quando non abbiamo più latte da dare, non contiamo più niente e veniamo dimenticati».

Moschin crede che non sarà un successo, anche perché il primo film aveva un velo di tristezza, molto evidente ad esempio nella scena del Luna Park. Una tristezza che derivava dal fatto che il primo Amici miei doveva essere diretto da Pietro Germi, il quale invece morì prima che iniziassero le riprese. Chiude poi l’intervista lasciando uno spiraglio aperto alla visione del film di Parenti: «Ma sì, se mi capita vado a vederlo».