“Il volo” è l’ultimo film di Wim Wenders, nel quale mette in scena alcune delle realtà dei paesi della Calabria simbolo di accoglienza ed integrazione sociale.

 

 

Wenders gira il suo corto di dieci minuti sui primi sbarchi di curdi in Calabria del 1997, quando l’allora sindaco di Soverato organizzò un’accoglienza esemplare e l’allora sindaco di Badolato aprì ai profughi le case del suo paese svuotato dall’emigrazione ridandogli così una seconda vita: una storia che fece il giro d’Europa e che il regista tedesco ha deciso dieci anni dopo di filmare, su soggetto di Eugenio Melloni. Luca Zingaretti nella parte del prefetto che chiede i documenti sulla spiaggia riparandosi dal sole con un ombrello, Ben Gazzarra nella parte del sindaco di Badolato che dalle poltrone di broccato dell’antico palazzo del Comune affida la sua proposta, tanto impensabile che giù in spiaggia nessuno ci crede, all’unico ragazzino rimasto nel paese spopolato (Salvatore Fiore, di Cosenza), velocissimo a volare su e giù per le scalinate scoscese pur di convincere il prefetto che il sindaco non scherza.

Il ragazzino-messaggero, la saggezza del vecchio sindaco che ha vissuto in Nord Europa da emigrato e sulla globalizzazione ha la vista lunga, la sua trovata finale di volantinare il benvenuto ai profughi e uno dei curdi che allarga le braccia citando una scena dal Titanic…E’ accaduto che uno dei piccoli attori, Ramadullah, afgano, 8 anni, ingaggiato nella comunità di immigrati che vive in un altro paese della costa, a Riace, un giorno dice al regista che non gli sembra giusto farsi ogni giorno tre ore di corriera per arrivare sul set a girare la fiction senza che Wenders sia mandato a Riace a vedere com’è la sua vita… «Fui preso letteralmente dalla disperazione – racconta Wenders: come potevo fare un film sui rifugiati, senza coinvolgerli in prima persona?». E così il corto di dieci minuti diventa un doc-film di trentadue, nel quale il regista diventa attore, voce narrante, testimone. Resta – primodocfilm italiano – il 3D, «che dev’ essere una porta aperta non solo per fare cassetta coi pianeti lontani, ma per entrare meglio nella realtà». Riace è il comune che, con Caulonia, ha dato vita al primo esperimento europeo di resettlement, ovvero di ospitalità organizzata, dei profughi. Nel film è Mimmo Lucano, il sindaco che se l’è inventato, a raccontarlo. Il resto è affidato alle immagini dei laboratori di artigianato riaperti, delle scuole dove i bambini comunicano fra loro in tutte le loro lingue, delle case ripopolate da afgani, serbi, dai palestinesi che arrivano proprio durante le riprese del film. Lo stesso Ramadullah racconta la sua storia, più efficace di mille reportage di guerra: quando i taliban armarono i suoi familiari contro gli americani, quando una bomba scoppiò a casa sua e c’era sangue dappertutto, e non si seppe più nulla di suo padre…«La vera utopia non è la caduta del Muro, è quello che sta accadendo in Calabria, a Riace»: così Wenders a novembre scorso al summit dei premi Nobel per la pace davanti al Rathaus di Berlino. Non c’era stata ancora Rosarno, che da Riace dista solo una sessantina di chilometri sull’altra costa, ma distante migliaia di chilometri per la capacità di riproduzione di quell’accidia meridionale che tanto ferisce il sud. Eppure “Il volo” cerca di rievocare un’altra immagine della Calabria. Ne afferra l’anima, l’energia, rurale e comunitaria, rispecchiando la capacità meridionale e di saper cogliere il senso dei luoghi e della realtà. A Riace, nel maggio 2009, si è tenuto la prima edizione del “Riaceinfestival – festival delle migrazioni e delle culture locali” concorso per filmmaker che si basa su temi attuali e importanti come la migrazione, la solidarietà, la condizione dei profughi, il recupero delle culture locali e della cultura materiale, l’accoglienza, la multiculturalità, al quale sono pervenute più di 200 opere, che hanno costellato l’iniziativa insieme a seminari e dibattiti.