Il biopic Michael, dedicato a Michael Jackson e ora al cinema, avrebbe dovuto avere un finale completamente diverso e decisamente più controverso. Una versione iniziale della sceneggiatura prevedeva infatti una chiusura molto più cupa, poi eliminata in fase avanzata di produzione.
Il film, interpretato da Jaafar Jackson, racconta l’ascesa del Re del Pop dagli anni dei Jackson 5 fino alla carriera solista, cercando di concentrarsi soprattutto sugli aspetti più personali e meno esplorati della sua vita. Tuttavia, nelle prime versioni, il finale mostrava Jackson nel 1993, davanti a uno specchio mentre lampeggiavano luci della polizia, in riferimento diretto alle accuse di abuso. Anche altre scene legate alle indagini a Neverland Ranch sono state successivamente rimosse.
La svolta è arrivata per motivi legali: una clausola emersa tardi, legata a un accordo con uno degli accusatori, impediva di affrontare esplicitamente quei temi nel film. Questo ha costretto la produzione a riscrivere l’intero terzo atto, portando a nuove riprese e a un finale completamente diverso, incentrato sulla performance durante il “Bad Tour” e sulla rottura con il padre.
Perché il finale di Michael cambia il senso del film e riscrive il modo in cui raccontiamo le biografie
La scelta di eliminare completamente la parte più controversa della vita di Michael Jackson non è solo un compromesso produttivo, ma una decisione che cambia radicalmente il significato del film. Il biopic rinuncia a confrontarsi con il lato più oscuro della sua figura per costruire un racconto più controllato, focalizzato sull’artista piuttosto che sull’uomo.
Questo sposta il film in una direzione precisa: non un’indagine complessa, ma una narrazione selettiva. In un panorama in cui molte opere dedicate a Jackson si concentrano sulle accuse e sulle controversie, Michael sceglie consapevolmente di raccontare altro, offrendo un punto di vista meno conflittuale ma anche meno completo.
Paradossalmente, questa scelta potrebbe aver rafforzato l’identità del film. Evitando il terreno più divisivo, il biopic si distingue da documentari e inchieste, proponendosi come un racconto più emotivo e spettacolare. Ma allo stesso tempo apre una domanda inevitabile: si può davvero raccontare una figura come Michael Jackson senza affrontarne le ombre?
È proprio questa tensione tra racconto e omissione a definire il film — e a renderlo, nel bene o nel male, uno dei biopic più discussi degli ultimi anni.

