The Mandalorian and Grogu sta vivendo un secondo weekend disastroso al box office americano. Il primo film cinematografico di Star Wars dopo anni di assenza è precipitato del 70% negli incassi nordamericani, fermandosi a circa 24 milioni di dollari e scivolando al terzo posto della classifica. Un risultato pesante per Disney e Lucasfilm, soprattutto considerando che il film avrebbe dovuto rappresentare il grande ritorno del franchise sul grande schermo dopo il lungo dominio streaming di Disney+.
A sorprendere Hollywood non è soltanto il calo del film diretto da Jon Favreau, ma soprattutto la concorrenza inattesa arrivata da due produzioni nate su YouTube: Backrooms e Obsession. Il primo, prodotto da A24 con un budget di appena 10 milioni, ha aperto con un impressionante debutto da 81 milioni negli Stati Uniti, diventando il più grande opening della storia dello studio. Obsession, invece, continua a macinare numeri incredibili al terzo weekend con oltre 100 milioni complessivi domestici a fronte di un costo produttivo inferiore al milione di dollari. In questo scenario, The Mandalorian and Grogu sembra improvvisamente un blockbuster fuori tempo massimo.
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Il dato più preoccupante riguarda però la percezione generale del progetto. Molti spettatori e analisti ritengono che The Mandalorian avrebbe funzionato meglio restando una serie streaming piuttosto che trasformarsi in un evento cinematografico. Il successo delle prime stagioni era legato infatti a un formato episodico costruito intorno all’espansione lenta del rapporto tra Din Djarin e Grogu, mentre il film sembra non aver trovato una reale necessità narrativa per esistere sul grande schermo. Disney continua a sostenere che il valore del progetto si misurerà soprattutto nel merchandising e nei parchi tematici, ma il box office racconta una situazione molto più complicata.
Il flop di The Mandalorian and Grogu mette in crisi la strategia cinematografica di Star Wars
Con 246 milioni di dollari worldwide dopo due weekend, The Mandalorian and Grogu non è ancora un disastro economico assoluto, soprattutto grazie a un budget relativamente contenuto da 165 milioni. Ma il problema va oltre i numeri puri: il film doveva riaccendere l’entusiasmo collettivo verso Star Wars al cinema, e invece sta mostrando quanto il franchise abbia perso centralità culturale rispetto al passato.
Negli anni recenti Lucasfilm ha puntato quasi interamente sullo streaming, trasformando Disney+ nel cuore creativo della saga. Serie come The Mandalorian, Andor e Ahsoka hanno funzionato perché costruite come espansioni seriali del mondo narrativo, non come eventi cinematografici tradizionali. Portare Din Djarin e Grogu al cinema rischia ora di aver evidenziato un problema strutturale: il pubblico percepisce questi personaggi come “televisivi”, non come figure capaci di sostenere blockbuster da sala.
Il confronto con Solo: A Star Wars Story è inevitabile. Quel film venne considerato un flop con 393 milioni globali, ma aveva costi produttivi enormi superiori ai 300 milioni. The Mandalorian and Grogu potrebbe tecnicamente limitare i danni economici, ma il contesto industriale è diverso: Disney aveva bisogno di dimostrare che Star Wars potesse ancora dominare il cinema contemporaneo, e il risultato attuale suggerisce esattamente il contrario.
Intanto, il vero segnale lanciato dal box office arriva altrove. Il successo di Backrooms e Obsession mostra un pubblico sempre più attratto da progetti originali, virali e generazionali, spesso nati direttamente online e realizzati con budget ridottissimi. Hollywood sta osservando con attenzione questa trasformazione, mentre i franchise tradizionali iniziano a perdere l’automatismo commerciale che li aveva resi invincibili nell’ultimo decennio.

