A24 torna a far parlare di sé con Undertone, un progetto horror che promette un’esperienza cinematografica fuori dagli schemi, pensata per essere vissuta in sala più che consumata distrattamente. Secondo quanto riportato da ScreenRant, Undertone si distingue come una proposta volutamente “rara”, costruita per sfruttare appieno suono, silenzio e atmosfera, elementi che trovano il loro senso compiuto nel contesto teatrale.
A24 ha spesso legato il proprio nome a un’idea di horror autoriale e sensoriale, e Undertone sembra inserirsi perfettamente in questa linea. L’obiettivo non è scioccare con jump scare facili, ma immergere lo spettatore in un’esperienza che lavora in profondità, facendo del non detto e dell’attesa il vero motore della paura.
Un horror che vive di suoni, spazi e tensione
Il film viene descritto come un’esperienza che trae forza dal design sonoro e dall’uso consapevole dello spazio, elementi che rischiano di perdersi nella visione domestica. Proprio per questo, A24 starebbe puntando su una distribuzione e una fruizione pensate per il grande schermo, valorizzando l’ascolto collettivo e l’attenzione totale dello spettatore.
Undertone si inserisce così in una tradizione recente dello studio, che ha già dimostrato come l’horror possa diventare un linguaggio sofisticato e inquietante, capace di lasciare un segno duraturo. L’idea di fondo è che la paura non debba essere costante o rumorosa, ma strisciante, costruita attraverso dettagli minimi e una tensione che cresce lentamente.
Questa scelta rende il film un caso particolare nel panorama contemporaneo, dominato da uscite pensate fin da subito per lo streaming. Undertone sembra invece voler difendere l’esperienza in sala, proponendosi come qualcosa di non facilmente replicabile a casa, proprio perché basato su percezioni sensoriali sottili.
In attesa di ulteriori dettagli su trama e data di uscita, Undertone si presenta come uno degli esperimenti più interessanti di A24 nel genere horror: un film che chiede tempo, attenzione e buio, restituendo al cinema il suo ruolo di spazio privilegiato per la paura.
