Al Festival Internazionale del film di Roma si omaggia un regista che da quattro anni non parla né cammina più, in seguito ad un coma durato due mesi e mezzo e che lo ha segnato duramente al risveglio: Francesco Nuti. Autore di questo docu-film dal titolo “Francesco Nuti…e vengo da lontano” è Mario Canale, già regista di due biografie dedicate a due mostri sacri del cinema italiano: Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni.


Il lungometraggio, dalla durata di un’ora e mezza, mostra una sequenza di testimonianze di amici, compagne e colleghi, alternate a spezzoni dei suoi film. Parlano così colleghi che lo hanno conosciuto come Carlo Verdone e Giorgio Panariello; sono riprese vecchie interviste o attuali testimonianze delle belle attrici che hanno lavorato con lui: Barbara De Rossi, Isabella Ferrari, Ornella Muti, Francesca Neri, Giuliana De Sio (con la quale ha esordito come regista in “Casablanca Casablanca” del 1985), e Clarissa Burt. Ma a parlare soprattutto Giovanni Veronesi (noto oggi ai più per “Manuale d’amore”), regista con il quale ha collaborato e stretto una sincera amicizia. In particolare, nel documentario c’è un passaggio che è un vero scoop: un film che Francesco Nuti non è mai riuscito a dirigere insieme a Roberto Benigni. Sarebbe stato una vera bomba.

Alla proiezione del film ovviamente non c’è stato, ma ha lasciato una lettera-discorso in cui ha parlato dei propri problemi ma anche dei miglioramenti. Ha parlato però anche di Cinema e delle sue due sceneggiature già pronte da un po’, che però il destino beffardo gli ha negato che si concretizzassero in film: “Olga e i fratelli Billi” e “Quando potrò cullare un bambino”, già pronti da 5 anni.

Questo documentario interrompe un vergognoso silenzio mediatico nei confronti di Nuti che durava dall’inizio della sua tragedia; fatta salva una parentesi del maggio 2009, quando è stato pubblicato un saggio a lui dedicato di Matteo Norcini “Francesco Nuti. La vera storia di un grande talento”.

Era il 2 settembre 2006, e proprio alla vigilia del ritorno sul set per girare un film insieme a Sabrina Ferilli e Isabella Ferrari dal titolo “Olga e i fratellastri Billi”, Francesco cadde in casa con la testa a terra. Venne ricoverato e operato d’urgenza al cervello presso il “Policlinico Umberto I” di Roma, dove subì altri due interventi. Uscì dal coma il 24 novembre dello stesso anno e venne trasferito nell’ospedale “Versilia di Lido” di Camaiore, centro specializzato nella riabilitazione neuromotoria. Nel febbraio del 2009 ritornò a casa, a Narnali nella sua Prato, dove è comunque seguito da assistenti e ovviamente dall’affetto della famiglia.

Parabola drammatica la sua. Dagli ottimi successi al botteghino della seconda metà anni ’80 ed inizio anni ’90 (su tutti, l’ottimo esordio di “Casablanca Casablanca” del 1985, o gli ottimi successi di “Tutta colpa del paradiso” sempre del ’85 e “Caruso Pascoski, di padre polacco” del 1988), cominciò per lui un lento declino a partire dall’insuccesso di “OcchioPinocchio” del 1994. Un film girato in America per il quale furono spesi quasi 20 miliardi di vecchie lire ma che si rivelò un fiasco al Cinema.

Questo film segnò uno spartiacque nella sua carriera, poiché seguiranno il tiepido successo de “Il signor quindici palle” ma soprattutto i due flop ai botteghini “Io amo Andrea” (2000) e “Caruso, zero in condotta” (2001). I produttori gli hanno così voltato le spalle, e per un paio d’anni, tra il 2002 e il 2003, la sua vita è stata caratterizzata da alcolismo e depressione, che lo portarono anche a vari tentativi di suicidio. Ritornò al Cinema come attore nel 2004 in “Concorso di colpa” di Claudio Fragasso, una breve parentesi in un periodo nero che durava tra alti e bassi ormai da una decina di anni, culminato nel tragico epilogo prima descritto.

Che questo documentario sia di buon auspicio affinché Francesco torni ad una vita “normale”, e magari ci regali qualche altro buon film.