Il tagliaerbe recensione posterAnno: 1992

Regia: Brett Leonard

Cast: Pierce Brosnan, Jeff Fahey, Jenny Wright

Trama: Lawrence Angelo (Pierce Brosnan) è uno scienziato dedito a un progetto che studia il miglioramento delle capacità del cervello umano attraverso l’uso combinato di droghe e realtà virtuale. Costretto a un periodo di riposo forzato dopo un esperimento andato male, il professore proseguirà per conto suo le ricerche, usando come cavia il giardiniere ritardato Jobe (Jeff Fahey). L’esperimento avrà inizialmente successo, ma Jobe valicherà rapidamente i confini delle abilità dell’uomo comune per acquisire poteri superumani come la telepatia e la telecinesi: ben presto il processo (anche sulla spinta degli originari finanziatori del progetto, legato a scopi militari) andrà fuori controllo,  Jobe diventerà un autentico supercriminale, puntando ad usare la realtà virtuale per controllare tutte le reti di comunicazione del mondo e prenderne il controllo. Seguiranno scontro finale ed epilogo aperto.

Analisi: Un sotto – sotto prodotto della narrativa kinghiana (il racconto omonimo può essere letto da noi nella raccolta  A volte ritornano), Il tagliaerbe ha in effetti poco o nulla a che fare col materiale di partenza, tanto che lo scrittore portò in tribunale la produzione per aver legato il suo nome al film. Il cast è guidato da un Pierce Brosnan all’epoca ancora diviso tra cinema e tv, ancora lontano dalla popolarità raggiunta grazie al ruolo di 007; ad affiancarlo Jeff Fahey, anch’egli lungi dal raggiungere la notorietà arrisagli con le molteplici apparizioni che lo renderanno un volto noto soprattutto per la televisione; trai ruoli minori si segnala Dean Norris altro storico caratterista televisivo, che negli ultimi anni ha raccolto finalmente i frutti di una carriera trentennale grazie al ruolo di Hank Schrader in breaking Bad. Gli stessi Fahey e Norris si sono ritrovati di  recente insieme in un’altro lavoro di ispirazione kinghiana, nei primi due episodi di Under the Dome.  Il film ebbe un discreto  risultato al botteghino – incassi pari a più del triplo dei costi – che portò a trarne un videogioco, oltre che a generarne un sequel, ben più modesti.

Il tagliaerbe recensioneSorvolando sullo stravolgimento del materiale di partenza, ci si trova di fronte a una storia sviluppata secondo moduli fin troppo prevedibili, con una scrittura insipida ed interpretazioni racchiuse nei limiti di una grigia ordinaria amministrazione. Il film può avere un certo valore storico per portare sugli schermi concetti come la realtà virtuale o il cyberspazio, in un’epoca in cui Internet è ancora agli albori; notevole per l’epoca l’utilizzo della CGI per gli effetti speciali, mentre  il protagonista che impara il latino in due ore appare una sorta di anticipazione del Neo di Matrix che installa nel proprio cervello interi saperi in pochi minuti. Curiosità che però non bastano a risollevare le sorti del film.