Labyrinth

Labyrinth è il film fantasy del 1986 di Jim Henson con David Bowie, Jennifer Connelly, Frank Oz, Warwick Davis, Shelley Thomposn e Toby Froud.

  • Anno: 1986
  • Regia: Jim Henson
  • Cast: David Bowie (Jareth), Jennifer Connelly (Sarah), Frank Oz (il saggio), Warwick Davis (Goblin), Shelley Thompson (matrigna), Toby Froud (Toby)

Labyrinth trama

Sarah, adolescente sognatrice e un po’ ribelle, vive in un mondo tutto suo fatto di fiabe e balocchi, digerendo male il nuovo matrimonio del padre e la nascita del fratellino minore.

Una sera, costretta dal padre e dalla matrigna a badare al fratellino, si ribella al suo destino, raccontando al piccolo che non vuole addormentarsi la storia di una ragazza che chiese aiuto al Re degli Gnomi, Jareth, per non dover badare ad un pargolo viziato e farlo rapire. Così accade anche nella realtà e Jareth rapisce il piccolo Toby: Sarah, disperata, lo sfida, decidendo di sfidare il labirinto della città di Goblin entro dodici ore per poterlo riportare a casa.

Sulla sua strada incontrerà gnomi ed elfi buoni e cattivi, come il prode sir Didymus e il timido Bubo, per recuperare il fratellino e nello stesso tempo per crescere senza dimenticare i suoi sogni.

Labyrinth il fantasy che divenne cult 

Fiaba con più livelli di lettura, Labyrinth presenta una delle prove più amate e popolari di David Bowie come attore, affascinante e inquietante nel ruolo di Jareth e consacra la quasi esordiente Jennifer Connelly, già ragazzina che dialogava con gli insetti per Dario Argento in Phenomena, nella parte di Sarah, divisa tra realtà e fantasia, infanzia e età adulta, prime pulsioni sensuali e voglia di rimanere in mezzo ai sogni, come è simboleggiato dall’onirica e disturbante sequenza del ballo a palazzo.

 

Arricchito da una serie di creature magiche non generate dal computer e basate sulle leggende popolari anglosassoni e sull’opera dell’artista Brian Froud, che al Piccolo Popolo ha dedicato varie opere, Labyrinth è una fiaba di iniziazione all’età adulta, la storia della ricerca e del salvataggio di qualcosa di prezioso, morale ma senza facili moralismi, dove Sarah, la protagonista, rievoca Alice e Dorothy del Mago di Oz in una chiave più moderna, all’interno delle famiglie disgregate e allargate in cui gelosia e disorientamento possono obiettivamente farla da padrone e in cui la fantasia e il chiudersi in se stessi possono sembrare le uniche strade, in un momento storico in cui tra l’altro il computer con gli annessi e connessi non avevano ancora lo spazio di oggi.

L’accettazione del diverso, la lotta contro il destino ineluttabile imposto da Jareth, una ricerca di un nuovo sé che non rinneghi il precedente ma lo migliori sono tutte tematiche del film, in cui Sarah diventa amica di gnomi ed elfi anche brutti e deformi, si oppone alle ingiustizie in fondo provocate da lei perché non ha saputo dosare le parole e ha provocato qualcosa che non doveva succedere, cerca una nuova identità di se stessa in cui però sono ancora importanti i sogni, dei quali non bisogna essere schiavi (emblematica a questo proposito la scena con la vecchietta degli stracci), ma che possono aiutare a vivere meglio. In fondo Sarah riesce nel suo intento grazie ad uno dei suoi libri preferiti e nel finale è chiaro che lei ha e avrà sempre bisogno della sua fantasia, per riempire una vita che potrebbe altrimenti diventare insopportabile.

Labyrinth

Sotto sotto si potrebbe anche vedere una velata critica al consumismo occidentale che ha riempito le nostre case di oggetti spesso futili ma assurti al livello di totem: certo che la cameretta di Sarah ha riempito non poco i sogni delle sue coetanee dell’epoca, tra romanticismo e peluches, specchi magici e libri, tra cui si vede una rara edizione inglese di Biancaneve e i sette nani ispirata al capolavoro di Walt Disney.

Molto amato dall’autrice di manga dark Kaori Yuki, che l’ha citato nel suo Angel Sanctuary, cult anni Ottanta poi sparito per anni dai nostri schermi per poi tornare di recente grazie ad una buona edizione in dvd, Labyrinth è un film da vedere o rivedere, come fiaba iniziatica o anche semplicemente come oggetto di nostalgia di un decennio che ormai sembra remoto, in cui il cinema di genere fantastico forse era meno schiavo degli effetti speciali di oggi e attingeva al folklore e alle fiabe tradizionali, creando storie interessanti e intriganti, capaci di essere universali ancora oggi.