Un Ponte per Terabithia

Un Ponte per Terabithia è il film fantasy del 2007 di Gábor Csupó con protagonisti Josh Hutcherson, AnnaSophia Robb, Bailee Madison, Zooey Deschanel, Robert Patrick.

Un ponte per Terabithia, la trama: Terabithia è un mondo fantastico popolato da bislacche creature, buone e malvagie. Ma per poter varcare le porte di questo mondo incantato occorre saper guardare con gli occhi dell’immaginazione e lasciarsi guidare dagli istinti del cuore. Così Leslie, una ragazzina che ama vestirsi da maschiaccio ma che da sempre riesce ad osservare ogni cosa a modo suo, conduce Jess, introverso trascurato dalle attenzioni familiari e preda delle prese in giro dei piccoli bulli della scuola, nel fitto del bosco.

Qui fondano assieme Terabithia, un regno segreto dove essere Re e Regina, un posto dove rifuggire le pressioni quotidiane, lontano da ogni paura, incertezza, insoddisfazione. Perché Terabithia è il luogo perfetto nel quale potersi sentire davvero liberi, sganciati da una realtà troppo spesso oppressiva. Ma tra il dentro e il fuori, tra il regno reale e quello fantastico, esiste una linea di unione. Simbolo di questo legame diventa una corda non troppo stabile che, sospesa su di un torrente, consente ai protagonisti di accedere al loro mondo immaginario. Eppure nulla è destinato a durare in eterno. L’incantesimo si rompe, la magia si dissolve. Jess si ritrova a dover fare conti con un destino crudele ma sarà lui, dopo quel maledetto giorno, a costruire un Ponte per Terabithia.

Un ponte per Terabithia, l’analisi

Proprio il ponte diventa il filo conduttore di questa pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Katherine Paterson pubblicato negli Stati Uniti nel 1977 e subito premiato dalla critica e dai lettori. Un ponte che è il viaggio che Jess e Leslie compiono attraverso le emozioni, l’amicizia prima di tutto. Quell’amicizia che il libro-film vuole portare a galla per esplorarne il senso profondo, un’amicizia che permette a tutti gli adolescenti di rafforzare la propria autostima e realizzare grandi cose. Così questo racconto fantastico, spesso adottato nelle scuole come racconto di “formazione”, si trasforma in uno specchio nel quale poter far riflettere i tanti ragazzi come Jess e Leslie, dando peso anche a quell’immaginazione che il più delle volte gli adulti non riescono a scorgere.

Un immaginario però che finisce inequivocabilmente col ricadere nella subdola realtà perché nella vita nulla è perfetto, perché prima o poi si dovranno affrontare anche la paura, il dolore, il lutto. Fu proprio per trovare un senso alla tragedia accaduta alla migliore amica di suo figlio, morta a seguito di un terribile incidente, che l’autrice decise di scrivere il romanzo.

Il lutto, però, non è altro che una parte della vita. L’appoggio e la presenza delle persone più care diventano esse stesse un “ponte”, qualcosa che permette di intravedere un orizzonte, di dare un senso alla perdita. Ed è questo che insegna questa semplice ma intensa storia: saper guardare oltre ed avere il coraggio di valicare quei “ponti” che la vita ci permetterà di costruire.