Il ritorno di The Expanse dopo la cancellazione iniziale è uno dei casi più rari e significativi della serialità contemporanea: una serie salvata dai fan e rilanciata fino a diventare un punto di riferimento del genere. Un precedente che oggi riaccende il dibattito su un’altra cancellazione dolorosa, quella di The OA, spesso citata come uno dei più grandi “incompiuti” di Netflix. E la domanda è inevitabile: se The Expanse ce l’ha fatta, perché The OA no?
La storia è nota: The Expanse venne cancellata dopo tre stagioni, prima di essere salvata da Prime Video grazie a una campagna globale dei fan. Un’operazione che non solo ha riportato la serie in vita, ma le ha permesso di concludere il suo arco narrativo con altre tre stagioni, rafforzando il suo status di adattamento sci-fi di altissimo livello. Al contrario, The OA — creata da Brit Marling e Zal Batmanglij — è stata interrotta dopo due stagioni, nonostante un piano originario di cinque.
Ma il punto interessante non è solo la differenza di destino tra le due serie: è il fatto che le condizioni di partenza fossero sorprendentemente simili. Anche The OA ha avuto un fandom estremamente attivo, capace di organizzare proteste, flash mob e persino iniziative simboliche per chiederne il ritorno. Eppure, a differenza di quanto accaduto con The Expanse, questo non è bastato.
Il risultato è che oggi The OA resta una delle cancellazioni più discusse della piattaforma — e forse anche una delle più miopi. Perché nel frattempo il mercato è cambiato, e il valore delle serie “di culto” è diventato sempre più evidente.
Perché il modello The Expanse dimostra che The OA potrebbe ancora funzionare oggi
Ciò che rende il caso di The Expanse così rilevante è la dimostrazione concreta che una serie può rinascere dopo la cancellazione e trovare una nuova maturità narrativa. La spinta dei fan — i celebri “Screaming Firehawks” — ha trasformato una serie a rischio in un successo duraturo, sostenuto anche da figure influenti e da una base di pubblico estremamente fedele.
The OA condivide molti di questi elementi: un fandom attivo, una forte identità autoriale e una narrazione ambiziosa, capace di mescolare fantascienza, spiritualità e dimensioni alternative. Tuttavia, a differenza di The Expanse, non disponeva di un materiale letterario già consolidato su cui costruire una continuità più rassicurante per i produttori. E questo probabilmente ha pesato nella decisione di Netflix.
Ma oggi il contesto è diverso. Le piattaforme cercano sempre più contenuti distintivi, capaci di generare engagement e conversazione nel tempo. E The OA — con il suo linguaggio unico e la sua struttura aperta — avrebbe tutte le caratteristiche per tornare come evento, magari sotto forma di miniserie conclusiva o progetto speciale.
Il vero nodo, quindi, non è più “se” avrebbe senso riportarla in vita, ma “quando” e “come”. Perché il caso The Expanse ha già dimostrato che il pubblico può cambiare il destino di una serie. E se questo è vero, allora The OA resta una delle poche storie che il mercato non ha ancora davvero smesso di voler raccontare.

