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American Horror Story: Asylum 2×09 – recensione

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Con The Coat Hanger si chiude la prima parte della seconda stagione di American Horror Story, per due settimane in pausa prima della volata conclusiva verso le ultime puntate.

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Il cold open dell’episodio serve come metro di lettura dell’intera puntata: con un’evidente strizzata d’occhio a Il silenzio degli innocenti e in un momento di alta autoreferenzialità, viene chiamato in causa Dylan McDermott, il Bloody Face del 2012 (che sì, è il figlio del Bloody Face del passato e della povera Lana) in cura da una psichiatra per tenere a bada le proprie pulsioni. McDermott, curatore dell’anno scorso, diventa il paziente di questa stagione, stessa sorte che toccherà anche agli altri ospiti del Briarcliff: sister Jude porta a conclusione la fase di transizione che la vede passare dal ruolo di carnefice a quello di vittima che subisce lo stesso trattamento da lei stessa riservato alla povera Lana a suon di inganni ed elettroshock. Nonostante l’avvicinamento ontologico delle due, il faccia a faccia e il facile avvicinamento dei due personaggi risulta quasi del tutto assurdo.

AHS 2x09Tocca poi al malvagio Santa Claus interpretato da Ian McShane passare dall’altra parte, interpretando il ruolo dell’anima redenta mentre Thredson passerà da carceriere a prigioniero e il Monsignor Timothy Howard da prete giudicatore di anime a peccatore crocefisso, dando vita alla scena più bella di tutto l’episodio, quella in cui l’angelo della morte (il ritorno della grande Conroy) fa visita al reverendo sulla croce.

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Il gioco di passaggi dall’una all’altra sponda si conclude con il Dr.  Arden che passa da uomo di scienza a uomo di fede (sebbene negli UFO) e con Sister Mary Eunice che ha perso la sua purezza iniziale prendendo in toto le fattezze del demonio.

Dove la puntata non riesce è l’aspetto narrativo, ancora troppo sconnesso e distanziato a quattro episodi dalla fine. Mentre nella stagione precedente, allo stesso punto, gli storyline cominciavano a confluire nella Murder House dando luogo a una certa unitarietà di fondo, al Briarcliff le cose sembrano non volgere verso un orizzonte comune mettendo ulteriore carne al fuoco al posto di tentare di far confluire tutto in un unico punto. Summa di questo ragionamento è la ricomparsa di Pepper con Grace morta, resuscitata e incinta per mano aliena. Poco originale, infine, la trovata di McDermott come figlio di Bloody Face, reiterazione del tema della gravidanza di Vivian nella prima stagione, anch’essa vittima di stupro con figlio demoniaco a carico.

 
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Moreno Scorpionihttp://www.morenoscorpioni.it
E niente, per ingordi di etichette lo si potrebbe definire in tanti modi. Lui però non è un’etichetta. È un uomo. Ma che dire, col senno di poi, non era meglio essere un’etichetta?
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