Downton Abbey 5×08 recensione dell’episodio con Michelle Dockery

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Lest we forget: anche se fra caschetti alla  garçonne e abiti audaci la timeline di Downton Abbey si va sempre più allontanando dalla Prima Guerra Mondiale, la serie dimostra di non aver dimenticato il suo stesso passato e onora degnamente la ricorrenza del Remembrance Day, approfittando dell’arco di un episodio finale che in attesa del Christmas Special regala serenità e conciliazione a gran parte dei protagonisti.

Ora che la sua situazione sembra finalmente risolta, Edith può finalmente essere la madre di Marigold e prendersi del tempo per riflettere sulla sua carriera nel mondo del giornalismo: la spietatezza di Fellowes nei suoi confronti è stata senza precedenti, ma per il momento la ragazza può tirare un sospiro di sollievo e sorridere con consapevolezza a ciò che la vita le ha offerto, ricordando l’amato Michael senza lacrime e rimpianti.

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Per quanto la prospettiva di un chiarimento con la sorella sia sempre più lontana, Mary è tornata a mostrare quella complessità emotiva che a dispetto del suo atteggiamento altezzoso e respingente l’ha sempre resa un personaggio interessante: scesa dalla giostra dei pretendenti e smesse almeno temporaneamente le crudeltà gratuite verso Edith( giusto un paio di frecciatine, ma abbastanza morbide e innocue) la primogenita dei Crawley mostra un sincero affetto per le persone che ama e in particolare per Branson, al quale apre il proprio cuore ripensando a Sybil e alle memorie felici che entrambi hanno condiviso; il destino del ribelle ex autista si deciderà probabilmente nel prossimo speciale natalizio, ma qualunque cosa accada è fondamentale che Mary non regredisca nuovamente come accaduto diverse volte nel corso di questa stagione.

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Gran parte dell’episodio è comunque occupata dal matrimonio di Rose, pronta a coronare il suo sogno d’amore con Atticus nonostante l’avversione di alcuni alla fede ebraica del ragazzo: alla fine, non si può che provare simpatia e tenerezza per due giovani tanto innamorati e ben assortiti e anche se il secondo Conflitto è ancora lontano la preoccupazione per il loro futuro resta alta; Inaspettatamente, anche la Contessa Madre e Mrs Crawley si ritroveranno a dovere scegliere se combattere o meno per amore.

In occasione della cerimonia per l’inaugurazione del monumento ai caduti, sarà invece Lord Grantham a distinguersi facendo un nobile gesto per Mrs Patmore e dimostrando di poter davvero cambiare anche nei confronti dei figli: un personaggio simbolo del conservatorismo, che finalmente ha avuto l’opportunità di aprirsi ai tempi e dimostrare il proprio valore.

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Fermi nel passato restano invece i coniugi Bates, per colpa di una storyline che ripete sé stessa e suona davvero troppo stantia per essere credibile: un altro calvario giudiziario, magari risolto con gli stessi scricchiolanti presupposti del precedente, non lo possiamo proprio accettare.

 

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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .