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Gli ultimi anni hanno registrato un cambiamento che può dirsi epocale nell’industria dell’intrattenimento online, grazie soprattutto alla rivoluzione tecnologica che ha portato in dote a milioni di utenti connessioni a internet esponenzialmente più stabili e veloci, oltre a dispositivi portatili come gli smartphone, dalle caratteristiche tecniche progressivamente migliori e performanti. La possibilità di accedere a contenuti online di qualsiasi tipo anche fuori dalle mura domestiche o in generale in mobilità, ha moltiplicato le occasioni d’uso da parte degli utenti, aumentando man mano il bacino complessivo.

 
 

A vari livelli, l’industria dell’intrattenimento ha saputo sfruttare il progresso tecnologico a sua disposizione, offrendo costantemente prodotti capaci di intercettare gli interessi e la curiosità di tutti coloro in grado di connettersi alla rete, tanto da fisso che da mobile. La crescita costante del mondo del gaming ne è un esempio: da passione riservata a un pubblico di nicchia nel corso degli anni è diventato un vero e proprio fenomeno globale. Dai casinò online alle console, l’industria del gaming oggi ha un valore economico da centinaia di miliardi di dollari ogni anno.

Il boom dei servizi in streaming

Negli ultimi anni, poi, si è imposto un nuovo modello: quello dei servizi di streaming. Su tutti, si può dire che Netflix abbia segnato un’epoca, facendo da apripista per un settore che nel corso del tempo ha trovato sempre nuove strategie per accrescere l’interesse e, di conseguenza, aumentare il numero di abbonamenti alle rispettive piattaforme.

Film, serie tv, produzioni originali: la sfida tra i tanti servizi di streaming si gioca da una parte sull’offerta e dall’altra sul costo degli abbonamenti. Uno scenario che si è evoluto negli ultimi anni, ma che sembra avere ancora tutte le carte in regola per incontrare il gusto del pubblico. Si intravedono però alcuni segnali che potrebbero mostrare, se non proprio un’inversione di tendenza, quantomeno un forte rallentamento di un trend che fino a questo momento non aveva conosciuto fermate.

Netflix fa i conti con una competizione sempre più forte

Da quanto emerge dai dati raccolti ultimamente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nonostante Netflix e le altre piattaforme abbiano accresciuto nel 2022 il numero dei loro abbonati, il traffico totale ha registrato una flessione circa 290mila utenti, scendendo a poco più di 15 milioni totali. Netflix ha registrato +4,2% di abbonati, Prime Video addirittura 11,5%. Netflix paga ulteriormente dazio per quel che riguarda il tempo di permanenza sulla piattaforma. Da gennaio a settembre del 2022, sono state 291 milioni le ore che gli utenti in Italia hanno passato sul servizio di streaming americano, con una flessione di 11,6 punti.

Non sono certo segnali confortanti per il futuro dell’azienda, che però ha già attuato cambi di prospettiva nella propria strategia, diminuendo il numero di produzioni per contenere le spese e cercare di contrastare l’impatto che gli altri servizi di streaming stanno avendo sul mercato. Uno dei temi principali è quello legato ai costi degli abbonamenti mensili: molti utenti non hanno preso bene le recenti scelte di Netflix per quel che riguarda le utenze condivise e hanno cercato altrove un migliore equilibrio tra offerta dei contenuti e richiesta economica.

Nei servizi in streaming arriva la pubblicità

Che il modello dei servizi di streaming stia mutando, è confermato anche dall’espansione di quelle piattaforme che contemplano, all’interno della trasmissione di serie tv, film o altri contenuti, della pubblicità, in cambio di un prezzo più basso. Di fatto, è una sorta di contrattazione tra utenti e servizi di streaming, con l’esigenza di creare un modello di business sostenibile da una parte e mantenere contenuto il costo degli abbonamenti. Netflix si è trovata così costretta ad abbattere i costi produttivi per restare competitiva. Con la speranza che nel lungo periodo, la scelta si rivelerà azzeccata.

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