Game of Thrones 3×03 – recensione

Nel terzo episodio della terza stagione di Game of Thrones (Game of Thrones 3×03) grandi novità a Westeros, o meglio lo sarebbero se si potessero dire in questa sede, ma attenti al pericolo spoiler e nel rispetto degli spettatori che non seguono anche la saga romanzesca, ci limitiamo a dire che, come di consueto, la puntata si chiude con un grande colpo di scena.

 

Come negli altri episodi che siamo stati abituati ad amare, anche qui la struttura frammentaria della narrazioni ci impedisce di seguire un unico percorso mentale, e così ci ritroviamo a Delta delle Acque al funerale di Lord Hoster Tully, padre di Catelyn e nonno del Re del Nord (l’evento veniva annunciato nel 3X02), e con un balzo siamo oltre la Barriera, in compagnia di Mance Rayder e Jon Snow, mantre cercano di trovare una soluzione alla guerra che incombe dal vero Nord.

Interessantissimo il momento dedicato alla Madre dei Draghi: la giovane Targaryen sta imparando a regnare, dimostrando polso ma anche buon cuore, tutte doti che la aiuteranno a farsi amare dai sudditi e a farsi temere dai nemici. Incorregibile invece in magnifico trio formato da Tyrion Bronn e Podrick: i tre, ai quali era affidato nella stagione precedente il ruolo di “giullari” di Westeros, riesco in questo episodio a farci sorridere di gusto, dando alla serie un tono spensierato  che da tempo non aveva più. Pochissimo spazio dedicato a Tywin e Cersei, mentre l’altro Lannister, quello in catene, sarà protagonista di due sequenze molto interessanti che vedono nascere un legame tra lui e Brienne di Tarth, sua carceriera e ora, come ha mostrato la fine del 3X02, sua compagna di prigionia. Poco spazio anche per Stannis, che sembra eesere diventato sempre più debole e succube dei suoi istinti, un quadro che non lusinga certo il granitico personaggio nato dalla penna di Martin, ma che, confidiamo negli sceneggiatori e in Martin stesso, avrà un suo ruolo nel prosieguo della stagione.

The Walk of punishment è un episodio ricco di sorprese, di avvenimenti e di scene superflue, come sempre più spesso accade, fanno da riempitivo occupando minuti preziosi che potevano essere utilizzati per altro scopo. Game of Thrones 3 resta comunque una serie interessante, ben migliore della seconda stagione ad ora, in cui spazi e personaggi vengono trattati, per quanto possibile, con equità e profondità. Nota di merito per la canzone sui titoli di coda, totalmente fuoriluogo e per questo estremamente efficace ad alimentare lo shock di fine episodio.

Eccola di seguito:

Appuntamento a lunedì prossimo con “And now his watch is ended“.

RASSEGNA PANORAMICA

Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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