GANGS OF LONDON

La nuova serie targata Sky Original che ha esordito il 6 luglio su Sky Atlantic, è già un successo. Gangs of London è puro action, un thriller dark e cruento sul mondo della criminalità della capitale inglese. Fra i protagonisti alcuni interpreti dell’acclamato Peaky Blinders, come il personaggio di Sean Wallace, a cui dà il volto Joe Cole (l’amato John Shelby), Sope Dirisu di Black Mirror e Michelle Fairley che tutti ricordano come Catelyn Stark ne Il Trono di Spade.

La serie si snoda fra le vie di una Londra cupa, violenta, dominata dalla criminalità organizzata che arriva fino ai vertici del potere. Un insolito ritratto della città più cosmopolita d’Europa, dove non si fanno sconti a nessuno e la verità viene raccontata in maniera cruda. L’East più puro, quello meno fancy che i registi coinvolti (manca all’appello Gareth Evans anche creatore dello show), Corin Hardy e Xavier Gens, hanno scelto appositamente. Entrambi specializzati in horror, e lo si può vedere soprattutto nelle scene splatter, raccontano come si sono approcciati al progetto e cosa vorrebbero venisse amato della serie.

Come nasce il vostro coinvolgimento nel progetto?

CH: Alcuni anni fa mentre preparavo un altro progetto, Gareth Evans mi ha chiamato dicendomi che stava sviluppando questo show e mi ha chiesto se volevo dirigere alcuni episodi. Quando ho ricevuto le sceneggiature ero sia affascinato che scoraggiato, era un progetto così complesso e ambientato in una Londra contemporanea che io non conoscevo, in un ambiente così radicato che per comprenderlo a pieno mi sono dovuto immergere completamente negli script per spingerli il più lontano possibile, visivamente ed emotivamente.

XG: Siamo tutti fan a vicenda dei film degli altri, quindi l’idea che noi tre lavorassimo insieme è stata davvero eccitante, soprattutto dopo aver parlato per anni insieme sui social media. Gareth mi ha chiamato un giorno per parlare della serie. Ero eccitatissimo all’idea di lavorare con lui e di far parte di un’esperienza così straordinaria. Dopo un incontro a Londra ero a bordo. Ricordo ancora la prima volta che sono arrivato in ufficio l’anno scorso, Corin aveva appena finito i preparativi e stava iniziando a girare, dando a me degli ottimi consigli su come iniziare, e poi c’era Gareth che stava ancora girando. Ricordo anche il primo giorno che sono venuto a visitare Corin sul suo set vicino all’ufficio di Shoreditch. Guardando ciò che era già stato girato dai miei due brillanti “partner in crime”, sapevo che avevamo qualcosa di speciale.

Created by visionary award-winning filmmaker Gareth Evans and his creative partner Matt Flannery, Gangs of London takes audiences on an immersive journey into the hidden heart of the capital.

Perché Gareth Evans ha pensato a voi?

XG: Quando ho letto la sceneggiatura, ho capito immediatamente perché ho avuto l’episodio della tortura! Volevano qualcosa di inquietante, oscuro e sporco (ironizza). Ho diretto tre episodi (6, 7 e 8) in tutto e c’è un vero arco narrativo in quel blocco, Sean cerca di sfuggire all’influenza di sua madre diventando un adulto e prendendo le proprie decisioni. È davvero fantastico quando puoi raccontare una storia che si snoda all’interno della storia principale. Mi sono concentrato principalmente su personaggi e attori. E penso di aver dato il tocco francese che Gareth voleva per lo show.

È cambiata la vostra idea della città di Londra dopo lo show?

CH: Ci ho vissuto per 12 anni, non mi ritengo proprio un londinese, ma ci ho trascorso molto tempo, conosco bene certe aree ma non so nulla di alcuni quartieri e le loro dinamiche. Grazie a Gangs ho potuto esplorare la città, abbiamo girato ovunque per le strade di Londra cercando di mostrarne tutti i diversi lati, metaforicamente e figurativamente: sull’acqua, nell’aria, dall’alto e dal basso, dove l’immaginazione e la fantasia colmano le lacune. Mi è piaciuta l’idea di scoprire cosa c’è “sotto”, come per esempio quando vai in un caffè che ha una porta laterale, o giù per una scala nascosta e in alcuni tunnel sotterranei dove tutto non è come sembra.

A cosa vi siete ispirati?

CH: Volevo che il racconto fosse reale e radicato ma al tempo stesso eccitante e emozionante. È una linea sottile da bilanciare. Il Cavaliere Oscuro è stato un punto di riferimento, con la sua natura gotica e la grafica sorprendente. C’è un po’ di azione tratta da John Woo, un dramma familiare intenso e affettuoso e un po’ del genere di John Carpenter in cui si mescolano vibrazioni!

Avete girato anche sequenze d’azione?

XG: Ho girato l’attacco alla una banca di investimento e piuttosto che cercare di copiare lo stile di Gareth, ho pensato di seguire un personaggio attraverso il suo punto di vista, come se fosse il colpo di una persona sola. È stato davvero emozionante.

CH: Non puoi emulare Gareth Evans, lui è unico. Abbiamo dovuto trovare il nostro modo di raccontare l’action all’interno del dramma. Un set riguarda la ricerca di modi per far risaltare una sequenza, quindi nella sparatoria di Chinatown, ad esempio, volevo stare vicino ai POV di Sean ed Elliott e sentire i loro mondi scivolare via mentre sono attaccati da un cecchino sconosciuto. Il mio approccio all’azione era di portare quante più emozioni possibili, per guidare l’azione e la posta in gioco. In un’altra sequenza, che ha luogo intorno al tavolo da pranzo, con tutti i personaggi principali dello show che lavorano insieme per salvare una vita, ho voluto creare una tensione a spirale. Eravamo tutti molto ambiziosi e ci siamo divertiti molto.

Cosa vi piacerebbe che resti negli spettatori?

CH: Spero che sia divertente, elettrizzante, avvincente, commovente e che le persone vogliano guardare tutto immediatamente fino in fondo. Spero che lo trovino un’esperienza emotiva, perché la famiglia, il tradimento, i segreti e le bugie sono al centro della storia. E sono orgoglioso che abbia un cast così vario. Stiamo rappresentando molte nazionalità che parlano nelle loro lingue con i sottotitoli, abbiamo alcuni formidabili personaggi femminili e ogni episodio ha la sua personalità, tra gli stili di Xavier, Gareth e me, speriamo ci sia qualcosa per tutti, quasi.

XG: Secondo me non vedranno l’ora di vedere come va a finire. È come un’intera serie di The Raid 2 visivamente strabiliante, noi abbiamo dato tutto ciò che potevamo, c’è azione, torture e alcune brevi scene di chat.