Homeland 4X01 – 02 recensione degli episodi con Claire Danes

922

Homeland 4X01Carrie/Claire Danes è tornata: fredda come il ghiaccio, determinata come un cyborg. Mentre la figlia di pochi mesi è a Washington con la sorella, lei svolge impeccabilmente i suoi compiti di capo stazione CIA a Kabul, Afghanistan, tanto da guadagnarsi il soprannome di ‘regina dei droni’. Tuttavia, nel giorno del suo compleanno, qualcosa va storto. L’affidabile fonte anonima del collega Sandy Bachman/Corey Stoll (House of Cards), capo stazione CIA a Islamabad, rivela la posizione di un terrorista finora impossibile da localizzare, Haissam Haqqani. Ciò spinge Carrie ad autorizzare la missione, innescando così la serie d’eventi che metterà di nuovo in gioco il suo futuro. Nell’attacco aereo, infatti, non muore solo il terrorista, ma gran parte della sua famiglia, riunita per celebrare un matrimonio: i danni collaterali stavolta non sono trascurabili. Mentre la CIA cerca di smentire la notizia del matrimonio, viene diffuso sul web un video che conferma tutto. Il video appartiene ad Aayan Ibrahim/Suraj Sharma (Vita di Pi), un giovane studente di medicina, nipote di Haqqani, sopravvissuto al bombardamento. Il direttore della CIA Lockhart/Tracy Letts ordina subito a Carrie di recarsi in Pakistan per risolvere la situazione insieme all’ambasciatrice americana Martha Boyd/Laila Robins (Bored to Death) e Sandy, ma giunta in città le cose si complicano molto rapidamente senza poter far nulla per impedirlo. The Drone Queen, la prima parte di questo doppio appuntamento, scritta da Alex Gansa e diretta da Lesli Linka Glatter, si chiude con una tragica morte avvolta dal mistero, una morte che dà inizio a un nuovo ciclo narrativo, a una nuova caccia alla spia.

La seconda parte, Trylon and Perisphere, scritta da Chip Johannessen e diretta da Keith Gordon, si svolge interamente a Washington DC. Sia Carrie che Quinn/Rupert Friend, testimoni della morte dell’agente ucciso a Islamabad, sono convocati a Langley da Lockhart, in vista dell’udienza difronte alla Commissione dell’Intelligence del Senato. Carrie si offre di dirigere la stazione a Islamabad per scoprire il responsabile della morte dell’agente, ma Lockhart decide di farla tornare definitivamente a Washington per allentare le pressioni su di lui. Ora che è a casa, Carrie deve affrontare anche il suo essere madre, ma la vicinanza di sua figlia aumenta solo il dolore per la perdita di Brody.

Con questi due episodi gli showrunner, Gansa e Gordon, hanno definito chiaramente l’impronta che avrà Homeland ora che non c’è più il marine/terrorista Brody. Lo spazio principale è dedicato a Carrie, unica protagonista adesso, e alla sua nuova vita. Se prima doveva coniugare l’essere un agente operativo all’amare un terrorista (un po’ confuso), adesso deve gestire le responsabilità che vengono dall’essere madre e dall’essere a capo di una stazione CIA. Fino ad ora non sembra riuscirci, anzi affida i doveri che la maternità comporta a sua sorella, andando a lavorare in zona di guerra all’estero, ma le cose possono sempre cambiare. Invece, le storie parallele, che hanno caratterizzato fin dall’inizio lo show, sono incentrate su un personaggio che ormai conosciamo abbastanza bene, Saul/Mandy Patinkin, e su un altro di cui capiamo c’è molto da scoprire ancora, Quinn. Proprio lui ci regala alcune delle scene più intense dei due episodi e non solo quando deve confrontarsi con Carrie. Infatti, tra i due personaggi vediamo crescere un divario già presente nella stagione precedente, un divario che accentua di più la loro diversa situazione psicologica ed emotiva, dando al pubblico qualcosa a cui prestare molta attenzione.

Il prossimo episodio, Shalwar Kameez, andrà in onda il 12 Ottobre.