Homeland 4×03 recensione dell’episodio con Claire Danes

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    Questo terzo episodio, come il primo, si apre con Carrie (Clare Danes) scortata in auto verso la sede CIA di cui è a capo, ma stavolta la città non è Kabul bensì Islamabad. Nella nuova sede l’agente trova diversi ostacoli a rallentare le sue operazioni: il confinamento del personale entro i limiti territoriali dell’ambasciata e John Redmond (Michael O’Keefe), destinato a diventare capo stazione dopo la morte di Sandy Bachman (Corey Stoll). A questo punto l’aver installato da subito una seconda sede, indipendente dall’ambasciata e composta da persone fidate come Fara (Nazanin Boniadi) e Max (Maury Sterling), appare una scelta lungimirante. L’altro problema di Carrie, rappresentato dalle misure iperprotettive dell’ambasciatrice Martha Boyd (Laila Robins), è risolto dall’arrivo inaspettato a Islamabad di un suo vecchio amico. Quinn (Rupert Friend), ancora a Washington, vuole lasciare la CIA senza affrontare realmente ciò che lo tormenta; mentre evita di parlare con Dar Adal (F. Murray Abraham), passa il tempo a bere e a guardare il video della morte di Sandy, finché qualcosa in quelle immagini non lo costringe a ritornare sui suoi passi.

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    Shalwar Kameez, secondo appuntamento di Homeland dopo la doppia première, conferma le qualità di questo nuovo percorso intrapreso da produttori e sceneggiatori in seguito alla dipartita di Brody. Come annunciato da mesi, questa quarta stagione sarebbe stata una sorta di re-boot per lo show, un nuovo inizio ricco d’insidie e incertezze. Il nucleo della storia, invece, appare solido e ben costruito e anche le vicende parallele dei personaggi principali sono state sviluppate in modo tale da creare una fitta rete narrativa, in cui nessuna azione o stato d’animo possano essere indipendenti dal resto, proprio come nelle precedenti stagioni. L’accresciuta attenzione rivolta ai personaggi, che prima ricoprivano spazi minori, si rivela una scelta giustificata e fertile all’interno del contesto più ampio, vedi i problemi psicologici ed emotivi di Quinn o il nuovo ruolo di Fara ora discepola di Carrie. Si preannuncia interessante anche il riavvicinamento di Saul/Mandy Patinkin alla CIA, così come la presenza nell’orizzonte lavorativo di Carrie dell’agente Redmond, figura apparentemente negativa.

    La sigla di Homeland è diventata ancora più emozionante grazie alle battute di Saul, Brody e Carrie sul quale scorrono gli ultimi titoli di testa: “I’m so sorry – This is a goodbye – Just few more seconds”. Scritto da Alexander Cary e diretto da Lesli Linka Glatter, entrambi produttori esecutivi dello show, il terzo episodio di Homeland infonde nel pubblico un rinnovato interesse e un ritrovato affetto, nonostante il lieve calo di ascolti (meno 0,41 m di spettatori).

    Il prossimo episodio, Iron in the Fire, andrà in onda domenica 19 Ottobre su Showtime.