Homeland 5×02 recensione dell’episodio con Claire Danes

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Giunta in Libano Carrie/Claire Danes incontra Waleed, il comandante Hezbollah che controlla il campo profughi del Generale Alladia; il militare sciita mostra il suo disappunto, ma un incentivo economico sembra convincerlo. Il giorno della visita da parte di Düring /Sebastian Koch tutto sembra andare secondo i piani, ma proprio prima di lasciare il campo un kamikaze si avvicina al filantropo tedesco. Scampato il pericolo, Carrie fa subito rientrare a Berlino il suo capo, decidendo di restare per capire chi c’è dietro l’attentato; scoprirà presto che l’obiettivo non era Düring. In Germania, Quinn/Rupert Friend pedina Fatima/Atossa Leoni (Il cacciatore di Aquiloni), una donna incaricata di reclutare giovani ragazze per scopi terroristici, mentre tra Saul/Mandy Patinkin e Allison/Miranda Otto inizia uno scomodo teatrino per trovare il capro espiatorio da dare in pasto al Governo tedesco. Nel frattempo, dopo aver attirato l’attenzione di stampa e tv, Laura Sutton/Sarah Sokolovic viene arrestata in modo illecito dalla Polizia tedesca; l’avvocato e compagno di Carrie, Jonas/Alexander Fehling riuscirà a tirarla fuori.

The Tradition of Hospitality ci conduce in modo astuto e quasi impercettibile nel fulcro narrativo che i prossimi dieci episodi dovranno sviluppare e risolvere. La regista Lesli Linka Glatter mostra ancora una volta le sue capacità nell’interpretare il lavoro dello sceneggiatore Patrick Harbinson, il momento nevralgico in cui si trova la stagione e la prova attoriale che il cast, in particolare la Danes, devono affrontare. Dopo l’attentando nel campo profughi e la decisione di Carrie di rimanere in Libano, lo spettatore è portato a pensare che questa evoluzione degli eventi sia prevedibile, che sia la soluzione più facile per riportare Carrie in una zona di guerra e farle vestire di nuovo i panni dell’agente CIA in missione; invece, quando viene rivelato il vero obiettivo delle bombe e il nome della prossima vittima di Quinn la faccenda si fa davvero interessante. Capiamo che il gioco tra noi e gli showrunner è ricominciato, che dobbiamo tornare a non fidarci delle apparenze e a mettere in pratica i trucchi da spia imparati finora. Questo ci piace, perché alla base di Homeland c’è sempre stata una scommessa tra noi e loro e se alla fine sono Gansa e Gordon a vincere a noi non dispiace affatto. Il nome che accomuna il capo Hezbollah Waleed e l’ormai ‘sicario full-time’ Quinn potrebbe aprire un’interessante caccia al traditore. Ci sono tanti elementi che possono rendere sfaccettata e stimolante questa soluzione narrativa: l’instabilità psico-emotiva di Carrie, la sua lotta interiore, il rapporto tra lei e Quinn, la posizione delicata di Saul in questo momento e l’ambizione di Allison Carr.

Il prossimo episodio, Super Powers, andrà in onda il 18 Ottobre su Showtime.