House of Cards 2×11 recensione dell’episodio con Kevin Spacey

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Nell’undicesima puntata di House of Cards assistiamo al ciwww del Dipartimento di Giustizia, che spalanca le porte delle sedi del potere rovistando e scombinando fogli ufficiali che per bocca del procuratore speciale suona come un martello che giudica ogni membro del congresso. Tutti sono esposti e preoccupati, persino Frank, che trasuda paura e che si lascia trasportare nel torbido, prima che ritorni il bel tempo.

house-of-cards-2x11-2Chapter 23 è un episodio che sfrutta la scia della precedente puntata per andare a fondo sui suoi protagonisti, scoprendoli, rendendoli inerti di fronte alla realtà di verità scomode. Tutti sono chiusi nelle luci artificiali del palazzo, temono  le reazioni del Procuratore Speciale Dunbar (Elizabeth  Marvel) pochi sono i sussurri che riguardano la politica, solo quella del Presidente (Michael Gill) che guarda alle acque internazionali cinesi dove è impegnato con le navi e delicati rapporti commerciali. Ma nel momento del bisogno anche lui nota che il suo secondo, il temerario Frank (Kevin Spacey) è tormentato, inquieto che si salva sempre nelle apparenze “Bugia dopo bugia, prima ad un procuratore e poi ad un presidente. Mi sento esposto, come la pelle un tempo circondata da quell’anello. Perfino la forza di Achille si fermava al suo tallone.”
Nel mentre Claire (Robin Wright) vede molte porte chiudersi a causa dei recenti scandali e cerca di usare la carta di Megan (Libby Woodbridge) per sviare l’attenzione e portare lo sguardo dei riflettori altrove, e mentre Seth (Derek Cecil) organizza gli impegni con la stampa, contemporaneamente aiuta Doug (Michael Kelly), tormentato da demoni mai resi noti e da Gavin (Jimmi Simpson) che lo scruta a sua insaputa. Doug, prende molto spazio nel episodio mostrando le sue carenze ma ligio al dovere quando si tratta di aiutare il vicepresidente, ripagandolo con devozione laddove 13 anni fa venne concessa fiducia ad un ex alcolizzato.house-of-cards-2x11
Dall’altra parte Tusk (Gerald McRaney) si prende i suoi frutti, per ora il vento della giustizia e una leggera brezza che gli punge il viso attraverso i continui tentennamenti di Lanagin (Gil Birmingham), ammaliato da un probabile compromesso ma richiamato all’ordine da Remy (Gerald McRaney), pronto a fare guerra a tutti tranne che a Jackie, la donna che ama.

Seppur la puntata, usi lo schema vincente dell’episodio precedente, qualcosa viene a mancare nella narrazione. Interessante è l’ottica in cui vediamo Frank cedere al perverso e alla stanchezza, con insoliti gesti e monologhi ma questi non hanno il loro equilibrio nel rigido protocollo dell’ indagine. Lo sguardo è sempre rivolto a situazioni collaterali e personaggi che avranno un ruolo chiave nel futuro, ma nel presente, distolgono l’attenzione dalla gravità a favore dell’ennesima parentesi sulle preoccupazioni di un inedito Frank.