House of Cards 2×13 recensione dell’episodio con Kevin Spacey

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Finale di stagione perfetto quello di House of Cards, che riesce a conservare la sua bellezza nonostante la trama abbia esaurito il suo racconto, perciò con una intelligenza sottile pari a quella del suo protagonista, lascia che i personaggi prendano il sopravvento nel vivere le ore più buie quelle che ci portano verso l’alba di una nuova presidenza per gli Stati Uniti d’America.

house-of.cards-2x13Chapter 23 ha una struttura narrativa che muta e si  evolve durante i 58 minuti dello show. Perché se all’inizio il Presidente Walker riavvicina a sé Linda e Tusk per cercare di infangare l’immagine di Frank, attraverso deposizioni e l’utilizzo dei media. Il vicepresidente userà la sua posizione e l’infallibile oratoria per ribaltare lo scenario.
Sullo sfondo di questa partita a scacchi Jackie fa il lavoro sporco raccogliendo voti per l’impeachment e avvicinando le persone da cui deve riscuotere favori, quali Dalton, o altri con cui trattare, come Ramy. Nel mentre Doug incontra Gavin che gli confessa di conoscere tutti gli scheletri dell’allora deputato Underwood e mentre Doug attua l’ennesima trattativa, per mantenere tutto celato ai media, una Rachel esasperata e stremata dai continui vizi del suo carceriere riuscirà a spezzare le catene e mettere tutto in bilico, proprio ora che il castello di carte è finito.

house-of.cards-2x13-2L’episodio diretto dal bravissimo James Foley cede in sceneggiatura, irrigidendosi solo nelle battute – mai così intime e incisive –  mentre i due protagonisti ci permettono di conoscere un aspetto inedito, la paura. Seppur siano state innumerevoli le volte in cui Claire ha dovuto assorbire e indirizzare la rabbia di persone e media che l’hanno “realmente” conosciuta nei suoi subdoli giochi, la gelida signora dimostra più volte nell’episodio il terrore di rimanere sola, gridando a Frank di assolvere il suo di compito. Di rimando lo sposo, quando sembra impossibilitato a fare altro, mette in atto tutte le sue magie e seppur il gioco è noto a tutti, Frank in quel preciso istante rivela il trucco, lasciando interdetto e perplesso, perfino il Presidente.
Non è la prima volta che lo vediamo puntare tutto per avere il massimo, ma questa volta la sua sfacciataggine mista a un elevata dose di coraggio con un gran pizzico di fortuna emerge interamente nella scena della lettera – sintetizzando in pochi minuti tutto Lo Stile che ha lo show -. Inoltre si chiarisce – in maniera definitiva – come questa puntata sia dipendente dai suoi protagonisti, poiché nel momento in cui ci vengono mostrati altri personaggi – che seppur siano scritti, interpretati e diretti in maniera eccelsa – non riescono a “mangiarsi la scena” e rallentano così il ritmo dell’episodio verso un finale inevitabile, che come è stato per l’ultimo frame della prima puntata, è carico di metafore e allegorie, promettendo meraviglie per la prossima stagione.

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Il successo di questa stagione di House of Cards è nella scrittura di Bea Willimom che mira a raccontare la politica moderna usando pochi riferimenti e intrecciandoli perfettamente, conferendogli così quel giusto intrigo contemporaneo caratterizzato da una struttura “sheaksperiana” che diventa cinica nel momento in cui gli ideali vengono sedotti dagli interessi. Quest’anno rappresentati nella loro declinazione economica, introducendo così numerosi personaggi che hanno infoltito il racconto e sottolineano un altro elemento cardine dello show.
La serie è fatta di “ascese” e “cadute” come una vera contesa al potere e l’ingresso “nella corte” degli Underwood è concessa solo se si conoscono le regole, una in particolare “ Hunt or be hunted”.