Mad Men 5X06 – recensione

“Non pensi che sia una bella destinazione?”, chiede Don a Megan. Risposta: “Non è una destinazione, è un posto per andare da qualche altra parte”. In questo scambio di battute a metà episodio c’è tutto il senso di questa sesta puntata il cui tema portante è la fuga, l’evasione. Con un interessante montaggio ad intreccio che svela il quadro degli eventi un po’ alla volta, i protagonisti si ritrovano tutti a fuggire da qualcosa e a ritrovarsi in posti, interiori e non, sperduti nel nulla.

Peggy è molto nervosa per la presentazione del suo spot per i fagioli Heinz, a cui Don non prende parte per portare Megan in un ristorante non lontano dalla città. La bella canadese cerca di rimandare l’appuntamento, ma ormai Don ha deciso anche per lei. L‘ex segretaria della SCDP Peggy Olson si ritrova così sola al cospetto di mr. Raymond Heinz per vendergli la sua idea creativa, ma le cose non vanno per il verso giusto e riesce soltanto a farlo innervosire. Dopo aver lavorato mesi alla campagna, Peggy se la vede bocciare proprio sul più bello, perde il lavoro e così può solo rifugiarsi in uno squallido cinema che trasmette documentari e nell’alchool. Intanto il copy Michael Ginsberg rivela particolari inquietanti che riguardano il suo passato e che contribuiscono a giustificare il suo “naturale” senso di alienazione. La “fuga” di Roger Sterling avviene quando la sua compagna lo convince ad unirsi a lei in una sorta di meeting di cultori dell’lsd, ma l’esperienza porterà a conseguenze tutt’altro che divertenti. In un ristorante al centro del nulla, Megan si ribella all’indole dominatrice di Don tanto da indurlo a lasciarla lì da sola, salvo poi pentirsi e tornare indietro a recuperarla quando lei ormai è altrove. Passato il tranquillo week end di follia, le cose come per inerzia tornano come sempre all’anormalità. Ma il sig. Bert Cooper ha ancora qualcosa da dire a Don.

RASSEGNA PANORAMICA

Redazione
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