Giunti in un complesso abbandonato nel bel mezzo della giungla, l’equipaggio della Magus, oramai vicinissimo a scoprire la realtà sul Dottor Emmet Cole, farà i conti con una diffusa infezione che sembra aver decimato un’intera equipe di scienziati.

Siamo giunti alla tanto sospirata fine. L’episodio che avrebbe potuto farci cambiare idea sulle diffuse perplessità riscontrate nelle puntate precedenti, si rivela invece una gigantesca e negativa conferma: The River è un’occasione sprecata. La serie prodotta da Oren Peli e Steven Spielberg si chiude in chiave confusionaria, gratuita, rivelando la sua natura dispersiva e un lavoro di scrittura che definire caotico è dire poco; zombi, maledizioni, possessioni, tutti elementi dall’indubbio fascino, gettati in un calderone mal gestito ed incapace di distribuirli con il giusto dosaggio. Le finte riprese televisive non convincono più, messe in ombra da accadimenti e circostanze che fanno dell’accumulo smodato la loro priorità assoluta, sacrificando il fattore credibilità anche nell’unico momento cruciale di questo episodio, quando gli autori avrebbero dovuto avere il dovere, o meglio l’urgenza, di introdurre spiegazioni accattivanti in grado di salvare il salvabile; tutto ciò non è accaduto e la sequenza finale giunge timidamente, intrigante ma già vista, fascinosa ma forzata, portatrice di sensazioni troppo contrastanti tra loro che, ribadiamo ancora una volta, rendono l’intera operazione di The River deludente.

A malincuore, è un vero peccato aver sprecato un’ambientazione dal potenziale così grande, un’operazione che va a collocarsi nelle già farraginose corde dei prodotti cinematografici del suo autore, quell’Oren Peli a cui si deve l’inspiegabile successo dei suoi Paranormal Activity.

Questa volta, però, il pubblico non si è lasciato imbambolare, consegnando The River all’oblio delle serie incompiute.