True Blood 6×01: recensione dell’episodio

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True Blood 6 stagione

Li avevamo lasciati in preda a tormenti emotivi e a una sanguinosa rivoluzione splatter, in cui i perfidi vampiri ci avevano lasciato le penne e i buoni si erano trasformati in infide creature sovrannaturali. Come dimenticare l’immagine di Bill (l’Edward Cullen del piccolo schermo) che, dopo aver bevuto il sangue di Lilith, si liquefà in una pozza di sangue per poi resuscitare nelle vesti di un’araba fenice?! Considerando i trascorsi infuocati, la première (True Blood 6×01) di questa sesta stagione non poteva che preannunciarsi frenetica e sanguinaria, non senza importanti cambiamenti. A muovere i fili di uno degli horror fantasy più cool degli ultimi anni, non sarà più Alan Ball ma Brian Buckner, con Rutger Hauer nel ruolo di Warlow, nuovo nemico di turno, il vampiro responsabile della tragica morte dei coniugi Stackhouse.

In uno scenario post-apocalittico, tra le rovine dell’Autorità e le valanghe di sangue, i nostri amici di True Blood ci attendono come se il tempo non fosse mai trascorso. Siamo subito subissati da un serrato e confusionario susseguirsi di fughe e combattimenti e invasi da un profluvio di personaggi. Eric e Sookie scappano da Billith (l’ormai irriconoscibile e temibile Bill), con al seguito i soliti Jason, Jessica, Pam e Tara a fare da comprimari. E mentre Eric e Sookie sono impegnati a districarsi con il nuovo Bill, il Governatore della Louisiana dichiara guerra ai vampiri, promettendo di ristabilire l’ordine, con un mandato di chiusura per tutte le attività gestite dagli amabili succhiasangue. Allo stesso tempo scende a patti con loro, per far rientrare in gioco i fondamentalisti.

Un episodio che prosegue la linea narrativa del finale della quinta stagione, rimettendo in circolo i due filoni che ci avevano tenuti incollati al televisore lo scorso anno. I primi minuti, infatti, ripropongono l’esatto e identico ritmo febbrile delle vicende sessuali/sentimentali e politiche che avevano sconquassato Bon Temps, una cittadina ormai non più tanto ridente!
Tralasciando il tema del fondamentalismo, new entry della quinta stagione, questa première ha il sapore di un ritorno alle origini, a quando l’argomento che infiammava i nostri cuori era il tanto agognato conflitto sociale tra vampiri e umani e la loro sofferta ma possibile convivenza. Ovviamente il tutto in una cornice profondamente mutata, dove il Bill che ci troviamo di fronte non ha più niente del vampiro/principe azzurro degli esordi, ma anzi è sopraffatto dalla sua onnipotenza e immortalità.

Vero elemento innovativo è quindi Warlow, largamente evocato nella quinta stagione, ma palesatosi solo ora, in circostanze inquietanti e improvvise..sarà sicuramente il personaggio cardine di questa stagione, rinnovata nello stile ma non nello spirito!