True Blood 6×10 – recensione

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Siamo arrivati alla fine, almeno per questa stagione. True Blood saluta i suoi fan regalando un season finale diverso dal solito, che non ha tardato a creare scompiglio. Radioactive infatti, ha letteralmente spaccato il pubblico americano. Dalle reazioni che si leggono in rete, c’è chi inneggia al capolavoro e chi invece è rimasto amaramente deluso. Ed il pubblico italiano, cosa ne pensa? Le reazioni sono stata pressoché uguali, ma si deve ammettere che gli sceneggiatori sono stati davvero audaci nello scrivere questo episodio. Radioactive se nella prima mezz’ora mette a tacere tutte le storyline introdotte, prende un respiro e fa un salto temporale di sei mesi, raccontando il nuovo volto dell’umanità dopo la rivolta dei vampiri. Un escamotage questo che sicuramente è un’arma a doppio taglio. Perché se da una parte ha destato curiosità nello spettatore, dall’altra il misero colpo di scena finale, è risultato prevedibile e di poco impatto visivo. C’è da dire però che True Blood non è mai stato “bravo” nei suoi finali di stagione, ma c’era grande attenzione quest’anno perché dopo una stagione così interessante, il season finale doveva essere qualcosa di memorabile. Se Radioactive fosse durato appena 35 minuti anziché 50, forse il risultato sarebbe stato migliore.

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Bon Temps è in fermento. Ora che i vampiri sono evasi dalla prigione e possono camminare alla luce del sole, sembrano essere uniti da un solo scopo: salvare Sookie (Anna Paquin). La donna infatti sta per legarsi fatalmente a Warlow (Robert Kazinsky)e Jason (Ryan Kwanten) cerca di fare l’impossibile pur di evitare che la sorella, trascorri l’eternità con un essere dal fascino così magnetico. Aiutato da Bill (Stephen Moyer) e dalla new entry Violet (Karoline Wydra), Jason dopo mille peripezie e tanti colpi di scena, riesce a salvare Sookie dalle grinfie di Warlow, mentre per i vampiri è tempo di tornare nell’oscurità. Sei mesi dopo, tutta Bon Temps apre nuovamente le sue porte alle creature della notte, e troviamo Sookie felicemente accasata con Alice (finalmente con un capello corto e con un viso sereno), mentre Bill ha scritto un romanzo di successo. Di Eric (Alexander Skarsgård) intanto non c’è traccia. L’epatite V minaccia anche la razza umana, e nell’ombra nuove forze tramano per rovinare l’apparente quiete.

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Radioacative quindi risulta essere un episodio con due anime. La prima convince di più, la seconda va digerita e guardata con un occhio più critico, per capire i futuri risvolti di True Blood. Dieci episodi sono comunque bastati, per confermare il grande potenziale della serie made in HBO. La stagione sei, nonostante a volte è risultata trash ed inverosimile, ha intrattenuto piacevolmente. La serie infatti è riuscita dove altre hanno fallito; dopo una deludente e melensa stagione 5, True Blood si è sbracciato le mani ed ha tessuto una vicenda di grande impatto, senza deludere le aspettative. Anche se Radioactive non ha reso giustizia alla buona stagione che abbiamo seguito con passione e dedizione, possiamo ritenerci più che soddisfatti e, soprattutto, aspettare con ansia la prossima estate, perché True Blood tornerà per il settimo anno consecutivo.

RASSEGNA PANORAMICA

Carlo Lanna
Nato e cresciuto in un piccolo centro vicino Napoli, Carlo fin da ragazzino, è rimasto sedotto dal mondo del cinema e dalle serie tv.  Lettore accanito di saghe fantasy (la sua preferita è Il Ciclo di Shannara), conosce a memoria le battute del film Marnie del grande Alfred Hitchcock; divoratore onnivoro di serie tv, è cresciuto tra la generazione di Beverly Hills e quella di Dawson's Creek anche se la sua serie tv preferita rimane Buffy. Adora tutto ciò che il regista JJ Abrams partorisce dalla sua mente, e vorrebbe essere il confidente di Steven Spielberg. Con una camera piena di gadget e DVD, Carlo si sente americano per adozione e coltiva il sogno di lavorare in una redazione giornalistica, ma soprattutto di  andar via dal piccolo centro dove vive per poter rincorrere il suo ormai più che ventennale sogno nel cassetto.
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