Dal Wessex alla Mercia, dalla Danimarca alla Francia: gli scenari di Vikings si ampliano sempre di più e le trame dei personaggi si moltiplicano ai nostri occhi, allontanandosi da Ragnar Lothbrok e rendendo la sua leadership apparentemente ben salda sempre più incerta nel futuro della serie.

Concentrato sulla sua vendetta personale nei confronti di Floki per la morte di Athelstan, Ragnar manda il giovane figlio Ubbe, primogenito di Aslaug, a cercare l’ex amico fuggito dalla sua prigionia: pensando a come tutto era iniziato e a come la lucida follia di Floki il costruttore di navi era riuscita ad assecondare la volontà visionaria del contadino Ragnar è incredibile quanto i rapporti fra i personaggi siano cambiati fino ad arrivare a un punto di rottura senza ritorno.

La cattura di Floki, sottoposto ad una tortura subdola e “sofisticata” che trae origine proprio dalla mitologia norrena si accompagna ad altri eventi che non lasciano presagire nulla di buono per il nostro re: una terribile disgrazia si abbatte su Helga, caduta in miseria e priva di qualunque sostentamento per affrontare il freddo e la fame dell’inverno, facendo sentire Ragnar responsabile per non aver fatto abbastanza nei confronti della donna e della sua bambina innocente, risvegliando nella nostra memoria il tragico ricordo del destino della piccola Gyda.vikings-season-4-episode-2

Come se non bastasse, Aslaug continua a dimostrare di non avere nessuna intenzione di assecondare oltre il volere del marito rinfacciandogli come le sue simpatie per il Monaco Cristiano l’abbiamo per sempre compromesso: ad attenderla c’è uno schiaffo potente che dovremmo condannare senza riserve e che invece finisce per guadagnarsi la nostra simpatia e soddisfazione, a ragione di un personaggio che non ha mai brillato per carisma e ha sempre sfigurato agli occhi di Lagertha, stranamente assente da quest’episodio; solo in mezzo alla neve, Bjorn si prepara invece ad affrontare la sfida più importante della sua vita.

Nel Wessex, le ambizioni di Re Ecbert portano Aethelwulf in Mercia per detronizzare definitivamente la nuova regina Kwenthrith, regalandoci l’opportunità di godere di alcune scene di battaglia come sempre magistralmente realizzate: in assenza del figlio, Ecbert riprende le manovre per sedurre la nuora Judith, assecondando il suo desiderio di dedicarsi alla pittura e portando nella sua vita un nuovo monaco che possa insegnarle quell’arte in cui Athelstan eccelleva.vikings kill the queen

I riflettori restano però puntati sulla Francia e sul destino di Rollo: gestita in quest’episodio per lo più in chiave comica, la trasformazione del fratello di Ragnar in Duca di Normandia procede per gradi e parte da un sofferto taglio di capelli che scatena le risa della Principessa Gisla e del pubblico grazie soprattutto allo spirito della performance di Clive Standen: fra intrighi di corte e piani militari goffamente abbozzati per problemi di lingua, le leggerezza delle scene parigine potrebbe annuvolarsi molto presto.

 
RASSEGNA PANORAMICA
Alessia Carmicino
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Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .