Il film Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), diretto da Mona Fastvold e interpretato da Amanda Seyfried, riporta sullo schermo una figura poco conosciuta ma straordinaria della storia religiosa occidentale: Ann Lee, la donna che nel XVIII secolo fondò il movimento degli Shakers.
Presentato nei festival di Venice Film Festival e Toronto International Film Festival, il film viene descritto dalla regista come una “rilettura speculativa” della vita della protagonista. Non si tratta quindi di una biografia tradizionale, ma di un racconto che mescola ricostruzione storica e interpretazione artistica per restituire la forza spirituale e politica di una figura rivoluzionaria.
La storia reale, tuttavia, è già di per sé straordinaria.
Chi era davvero Ann Lee, la donna che fondò il movimento degli Shakers
Ann Lee nacque il 29 febbraio 1736 a Manchester, in Inghilterra. Seconda di otto figli, crebbe in una famiglia operaia in condizioni di estrema povertà, in un contesto in cui intere famiglie vivevano e dormivano nello stesso spazio.
Secondo diverse testimonianze storiche, queste esperienze contribuirono a sviluppare in lei una forte avversione verso la sessualità e l’intimità fisica, elementi che in seguito avrebbero influenzato profondamente la sua visione religiosa.
Nel 1758 entrò in contatto con un piccolo gruppo religioso guidato da James e Jane Wardley, noti come Shaking Quakers. Il loro nome derivava dai movimenti estatici – tremori, danze e canti – che accompagnavano le loro preghiere. Proprio da queste pratiche nacque il termine “Shakers”.
Il gruppo predicava idee radicali per l’epoca, tra cui la convinzione che la seconda venuta di Cristo potesse manifestarsi in forma femminile. Col tempo, molti membri arrivarono a considerare Ann Lee la realizzazione di quella profezia, attribuendole il titolo di Mother Ann.
Il principio radicale della comunità: celibato ed uguaglianza
Nel 1761 Ann Lee sposò Abraham Standarin, ma il matrimonio fu segnato da profonde difficoltà. Tutti e quattro i loro figli morirono in tenera età, un trauma che segnò profondamente la donna.
Dopo una serie di visioni mistiche, Lee proclamò uno dei principi fondamentali del movimento Shaker: la purezza spirituale poteva essere raggiunta solo attraverso il celibato.
Questo portò alla decisione radicale di eliminare completamente il matrimonio all’interno della comunità religiosa.
Allo stesso tempo Lee predicava uguaglianza tra uomini e donne, rifiuto delle gerarchie sociali e una forma di vita comunitaria basata sul lavoro e sulla condivisione. Idee estremamente avanzate per l’Inghilterra del XVIII secolo, che portarono la Chiesa anglicana a considerarla eretica.
Il viaggio in America e la nascita della comunità Shaker
Dopo persecuzioni e periodi di detenzione, nel 1774 Ann Lee e un gruppo di seguaci lasciarono Liverpool per raggiungere l’America.
Si stabilirono nella contea di Albany, nello Stato di New York, dove fondarono una comunità chiamata Niskayuna, destinata a diventare uno dei primi insediamenti Shaker.
La comunità viveva secondo regole rigide: celibato, lavoro costante, disciplina spirituale e ricerca della perfezione morale. Per sostenersi economicamente gli Shakers producevano oggetti artigianali, in particolare mobili e utensili domestici, diventati celebri per il loro design minimalista.
Nonostante il pacifismo del gruppo, gli Shakers subirono persecuzioni anche negli Stati Uniti, soprattutto durante la Guerra d’Indipendenza americana, quando il loro rifiuto di partecipare al conflitto generò sospetti e violenze.
Ann Lee morì nel 1784, a soli 48 anni, senza vedere il massimo sviluppo del movimento.
L’eredità degli Shakers oggi
Nel XIX secolo il movimento Shaker raggiunse il suo apice con circa 6.000 membri nel 1840. Tuttavia, proprio il principio del celibato – che impediva la nascita di nuove generazioni – portò nel tempo al progressivo declino della comunità.
Oggi esiste un solo villaggio Shaker attivo al mondo, il Sabbathday Lake Shaker Village nel Maine, con pochissimi membri ancora praticanti.
Il film Il Testamento di Ann Lee racconta proprio la nascita di questa straordinaria esperienza spirituale, mettendo al centro la figura di una donna che sfidò le convenzioni religiose e sociali del suo tempo per costruire una comunità fondata su lavoro, uguaglianza e fede.




