L’Ultima Missione: Project Hail Mary, le 4 principali differenze tra libro e film

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L’ultima missione: Project Hail Mary sembra destinato a diventare uno dei grandi successi del 2026. L’adattamento del romanzo di Andy Weir, diretto da Phil Lord e Christopher Miller, ha ricevuto giustamente recensioni entusiastiche (qui la nostra) e sarà senza dubbio considerato da molti uno dei migliori film dell’anno.

Come ogni adattamento da un romanzo preesistente, anche L’ultima missione: Project Hail Mary cambia qualcosa, tradisce una parte del lavoro di Andy Weir, ma gli amanti dell’originale possono stare tranquilli: il film è un adattamento fedele, salvo che per 4 principali differenze. Eccole:

Il tempo è prezioso

Non dovrebbe sorprendere che alcuni eventi del romanzo siano stati perlomeno accelerati o omessi nella versione finale del film, nonostante la durata di ben 156 minuti. Questo è comprensibile, dato che sarebbe praticamente impossibile includere ogni dettaglio e ogni battuta di dialogo nel film.

Un esempio lampante è il fatto che Ryland Grace del film si rende conto della sua situazione molto prima della sua controparte letteraria, quando si sveglia dal coma farmacologico. Mentre nel libro, alla fine del primo capitolo, Grace conferma di essere ancora nello spazio, ma gli occorrono diversi capitoli per ricordare il proprio nome.

Stessa posta in gioco, spiegazione diversa

L’ultima missione: Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – Cortesia di SONY

La missione finale del Progetto Hail Mary rimane la stessa: l’impresa disperata dell’umanità nello spazio interstellare di scoprire perché una stella non è stata colpita dall'”Astrofago”, una forma di vita aliena che sta divorando l’energia del sole, e di trovare un modo per fermarla. Tuttavia, il modo preciso in cui questa posta in gioco viene comunicata differisce leggermente nel film.

Grace nel libro ha dei flashback in cui comprende la natura dell’Astrofago fin dalle prime fasi; innanzitutto, si tratta del ricordo di una conversazione con un amico preoccupato e della paura intrinseca che prova ripensando al “problema Petrova”, ma il film tralascia alcuni dei ricordi precedenti e comunica la gravità della situazione principalmente attraverso un flashback che ritrae Grace in classe. Risponde alle domande degli studenti preoccupati riguardo all’Astrofago e spiega cosa sta succedendo, poco prima che Eva Stratt irrompa per interrogarlo sulla controversa ricerca di Grace, e quindi prima di reclutarlo per lo sforzo internazionale volto ad aiutare l’umanità a sopravvivere al problema Petrova.

La limitata conoscenza di Grace della biologia eridiana non viene messa alla prova

Project Hail Mary
Project Hail Mary

La vita di Rocky a un certo punto è appesa a un filo dopo che la nave subisce una falla. L’Astrofago immagazzinato come carburante per l’attacco finale sta fuoriuscendo rapidamente e Grace finisce per essere reso inabile nel dramma che ne consegue. In un eroico tentativo di salvare il suo amico e la missione, Rocky lascia la sicurezza dei suoi recinti ricchi di ammoniaca a bordo della nave ed entra nell’atmosfera ricca di ossigeno di Grace, intervenendo per correggere la rotta della nave che sta perdendo il controllo, a grande rischio della propria vita.

Una volta che Grace è al sicuro, Rocky riesce a tornare nel suo recinto e inizia il processo di guarigione. Grace si sveglia, installa una lampada riscaldante per Rocky e si concentra sull’allevamento del Taumoeba resistente all’azoto (l’organismo in grado di divorare l’Astrofago, che minaccia entrambi i loro pianeti d’origine) per completare la sua missione e quella di Rocky, tornando spesso per spiegare i suoi progressi e tenendo d’occhio eventuali segni che indichino che il suo amico alieno è ancora vivo e vegeto.

Questa sequenza si svolge in modo leggermente diverso nel romanzo. Rocky salva comunque Grace inizialmente, ma poi il nostro eroe umano ricambia il favore, riportando l’alieno nella sua camera di decompressione (subendo gravi ustioni nel processo). Cerca anche di “aiutare” il suo amico alieno colpendolo con una pompa ad aria ad alta potenza… solo per scoprire, al risveglio di Rocky, che in realtà stava facendo esattamente il contrario di aiutarlo a guarire.

Le difficoltà sulla Terra passano in secondo piano rispetto alla missione di Grace e Rocky

Project Hail Mary
L’ultima missione: Project Hail Mary – COrtesia di SONY

Gli amanti del libro noteranno che il film sposta ulteriormente l’attenzione sulla missione individuale di Rocky e Grace, dedicando meno spazio agli eventi sulla Terra. Gli spettatori non sentiranno parlare del Sahara ricoperto di pannelli solari, né del disperato piano di bombardare con armi nucleari le calotte polari per accelerare il riscaldamento globale (riducendo così l’impatto dell’Astrofago che sta divorando il sole).

È difficile quantificare esattamente cosa intendo, dato che questa storia di primo contatto è a tutti gli effetti fantascienza, ma il film si concentra molto sull’atmosfera e sulle emozioni del racconto, tralasciando alcuni degli esperimenti e affidandosi a montaggi e ai video-diari di Grace sulla Terra per dare ritmo alla narrazione.

Un altro esempio è che i Beetle (i dispositivi sviluppati per tornare sulla Terra con le informazioni raccolte dalla missione di Grace) non hanno un ruolo di rilievo nel film fino al momento del loro effettivo invio sulla Terra. Nel frattempo, il romanzo contiene un intero flashback in cui Grace racconta di un incontro con il loro progettista, Steve Hatch, e di come questi abbia sviluppato i dispositivi autonomi, e mostra Grace che usa le sonde per cercare di raddrizzare la nave mentre è ancora in caduta libera a causa della perdita dell’Astrofago.

L’ultima missione: Project Hail Mary è comunque un adattamento cinematografico fedele e molto divertente. Lo trovate al cinema dal 19 marzo.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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