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La scrittrice e giornalista Lidia Ravera (autrice nel 1976 di Porci con le ali) ha introdotto la conferenza stampa a cui hanno preso parte il regista di Gangor, Italo Spinelli e la protagonista Pryanka Bose. Erano presenti anche i produttori, Angelo Barbagallo (Bibi film) , Carlo Brancaleone (Rai Cinema) e Luciano Sovena (distribuzione, Cinecittà Luc ).


Gangor è la storia di una donna che vive in una zona tribale del West Bengala (Purulia). Lei si lascia fotografare dal reporter Upin mentre sta allattando il suo bambino. Le foto, realizzate per un servizio contro gli abusi sulle donne, avranno l’effetto di esporre Gangor al disprezzo della sua comunità.

Lidia Ravera non ha potuto evitare di marcare l’importanza di questo film in un momento in cui i dibattiti sulla figura femminile sono di grande attualità in Italia. Così anche Brancaleone, orgoglioso di questo “film tutto indiano (…) molto voluto” che “nonostante i sette anni d’attesa esce in un momento opportuno”. Lidia ha esaltato il valore artistico attraverso cui l’India viene mostrata “ visivamente e liricamente nel suo brulicare di vita e commercio” aggiungendo che “come sempre nell’arte,questo film, racconta anche quello che non sa di raccontare”. Spinelli ha tenuto a evidenziare lo stile “non documentaristico” adottato. Dopo un appunto sul doppiaggio italiano che secondo la Ravera danneggia il film ( parere applaudito da molti degli spettatori presenti ma non da Spinelli )  le domande si sono concentrate soprattutto sulla cultura indiana,sul suo cinema e sull’esperienza della troupe. altPryanka Bose e lo stesso Spinelli hanno potuto parlare di luci ed ombre: Pryanka ha parlato della grande vitalità e del valore artistico di molti cineasti indiani con esperienza internazionale “ questo per il cinema indiano è il giusto momento per sperimentare” al di là dei molti aspetti negativi di un’industria monopolizzata da Bollywood, dove, nota  Spinelli, un’attrice molto scura di pelle, anche se bravissima ha scarse possibilità di ottenere ruoli da protagonista. Hanno tutti posto l’accento sull’importanza di questo film tanto per il cinema italiano che per quello indiano, Spinelli ha accennato al fatto che l’uscita è prevista prima a Calcutta e poi a Bombay ma i produttori non hanno potuto fornire date certe mentre in Italia alla data dell’11 Marzo precederanno proiezioni speciali in occasione della festa della donna. Pryanka Bose e Spinelli hanno parlato di un grande interesse in India dovuto anche alla fama dell’autrice Mahasweta Devi ( il film è tratto da uno dei suoi racconti detti della “trilogia del seno” ).

Non c’era il rischio che Gangor, confrontandosi con gli scenari controversi del West Bengala, non finisse con avere effetti negativi inaspettati, come quelli delle foto di Upin?

Italo SpinelliAbbiamo fatto molti sopralluoghi nelle zone del West Bengala che dovevamo raccontare. Abbiamo  preso contatto con quella realtà (…) se avessimo coinvolto vere donne tribali, avremmo potuto metterle a rischio (…) abbiamo scelto invece attori professionisti come Pryanka per evitare questi problemi anche se nel film vengono mostrate  vere donne di Purulia.

Pryanka ha risposto alla domanda raccontando quello che per lei ha comportato.

Pryanka Bose Quando Italo mi ha scelta mi sono subito chiesta cosa avrebbe comportato per la mia carriera (…) ma questa è una storia che va dritta al cuore dell’India, ho smesso di chiedermi quali potessero essere le possibili conseguenze perché mi avrebbe limitato nella parte (…) è importante che il film circoli in India e non ha senso farlo uscire con censure (…) già negli anni ’90 sono usciti film controversi e il rischio per le attrici che li interpretavano, era quello  di rimanere relegate solo a film dello stesso genere.

La religione, è una delle tante contraddizioni cui si accenna in Gangor , che peso ha in una nazione vasta come l’India?

I.S. Il film non tratta della spiritualità anche se si fa riferimento alla bellezza, e al corpo della donna come sua espressione(…) In India esistono partiti fondamentalisti religiosi, e come sempre, in qualsiasi nazione, la religione strumentalizzata assume le sue forme peggiori(…) La cultura Vedica  ha profonde radici filosofiche (…) ma la realtà di Gangor è invece rappresentata dal modo bigotto in cui la tratta il suo datore di lavoro e la sua comunità.