Paura 3D

Come ogni volta che si presentano al pubblico e alla stampa, i Manetti Bros sembrano sempre molto rilassati, sicuri di sé e anche un po’ menefreghisti dell’opinione altri, perché la cosa che (all’apparenza) sembra davvero importare loro è semplicemente fare i film che vogliono, come vogliono e con la completa libertà intellettuale del creativo. Con questo sereno atteggiamento i due fratelli, Marco e Antonio, si sono presentati questa mattina per chiacchierare con la stampa del loro ultimo film: Paura 3D. Con loro il cast al completo: Francesca Cuttica, Peppe Servillo, Lorenzo Pedrotti, Domenico Diele e Claudio Di Biagio.

 
 

Quello che davvero amiamo è spaziare trai generi diversi, senza essere incasellati in uno solo. L’arrivo di Wang (presentato lo scorso anno a Venezia, ndr) era uno sci-fi, questo è un horror, abbiamo in programma una commedia poliziesca” parola di Marco, il più loquace dei due, che dice anche la sua sull’ottimo 3D del film: “Secondo noi il 3D è una evoluzione tecnologica, come il colore o il suono. È normale che vada ancora perfezionata, ma noi abbiamo fatto un buon lavoro. Ovviamente girare un film in 3D è diverso, ma dopo le prime settimane di difficoltà, ci siamo abituati ed è andato tutto bene.”

-La vicenda che raccontate ricorda un po’ quella di Natascha Kampusch. C’entra qualcosa con la vostra ispirazione?

M.M.: “Il film trae ispirazione proprio dalla sua storia, e da un altro evento simile. Ci siamo basati sul libro che la ragazza ha scritto (3096 giorni) per avere un background da cui partire. Il resto del nostro film si basa invece su fragilità mentali diverse che ogni personaggio presenta e che ognuno affronta a modo suo.”

-L’introduzione del film è un omaggio a Dario Argento?

A.M.: “Si, è un chiaro omaggio a Argento e a Suspiria. Da piccoli andavamo al cinema a vedere i suoi film e poi non dormivamo. Per noi è il più grande regista della paura della storia del cinema”.

-Dalle note di produzione sembra che anche i vostri prossimi film siano degli horror, è così?

M.M.: “Abbiamo sempre amato le storie che toccano il lato oscuro e finalmente ne abbiamo realizzata una. Ora ci vengono in mente solo storie spaventose, non possiamo farci niente, ma scrivere un horror ti cambia.”

Peppe Servillo, fratello di Toni e famoso esponente del panorama musicale italiano, si trova qui nelle inedite vesti di mostro. “E’ un personaggio fuori dai miei schemi – ha detto il cantante e attore – ho lavorato molto sull’approfondimento del personaggio, basandomi sul materiale letterario che avevo a disposizione”.

Unanime è stato il sentimento dei tre giovani protagonisti che si sono divertiti sul set ma che allo stesso tempo hanno anche avuto un’esperienza che difficilmente il cinema italiano offre, un lavoro in 3D. “Il mio personaggio è fuori dal film, o almeno marginale rispetto alla vicenda horror. Sono dei ragazzi normali, anche abbastanza stupidi, come ogni protagonista di film di questo genere.” Ha detto Di Biagio, a differenza invece di Pedrotti, che riveste un ruolo fondamentale nel collegare la normalità e l’orrore nel film.

Sono contenta che almeno qualcuno si sia divertito a girare il film” ha scherzato (mica tanto) Francesca Cuttica, che ha avuto l’onore di interpretare una figura difficilissima, sia da un punto di vista fisico che psicologico. “Lavoro con i Manetti da tanto tempo, la mia partecipazione al film è stata graduale e alla fine ho pensato che se come attrice avessi davvero voluto fare un salto di qualità ed avere un ruolo così impegnativo, mi sarebbe piaciuto farlo con loro che sono amici e persone che rispetto professionalmente. Ho voluto anche mettere alla prova la mia professionalità e la mia curiosità. Mi ha aiutata molto il fatto che fosse un film horror e quindi di evasione, di svago. Quando finivano le riprese mi dicevo ‘ok, è tutto finito’. Mi ha aiutata

Alle musiche Pivio, uno dei compositori di musica da film più attivi in Italia, che di solito lavora in coppia con De Scalzi e questa volta ha fatto un assolo. “Lo scopo della colonna sonora era quella di mantenere la sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile – ha detto il compositore – E’ quasi una sola partitura per tutta la durata del film, a parte le collaborazioni con cantanti del panorama italiano emergente.”