Toy Story 5 presentato a Roma: il valore della noia nella lotta tra immaginazione e tecnologia

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Immaginazione contro tecnologia, il valore della noia, il bisogno di continuare a giocare anche da adulti e una domanda che riguarda ormai ogni famiglia: come convivere con il digitale senza perdere ciò che ci rende umani? È attorno a questi temi che si è sviluppato l’incontro stampa di presentazione di Toy Story 5, il nuovo film Disney e Pixar in arrivo nelle sale italiane il 18 giugno.

Al Cinema Adriano di Roma, Pete Docter – tre volte premio Oscar per Up, Inside Out e Soul, oggi direttore creativo dei Pixar Animation Studios e produttore esecutivo del film – insieme alla produttrice Lindsey Collins e alle voci italiane, ha raccontato come il nuovo capitolo della saga utilizzi ancora una volta il mondo dei giocattoli per interrogarsi sul presente.

Nel film, infatti, Woody, Buzz, Jessie e gli altri devono confrontarsi con Lilypad, un sofisticato tablet che entra nella vita della piccola Bonnie convinto di sapere cosa sia meglio per lei. Una premessa narrativa che diventa il punto di partenza per una riflessione sul rapporto tra bambini, genitori e tecnologia.

Bambini, genitori e tecnologia: Toy Story 5 si interroga sul presente

«Il fondamento del nostro lavoro è sempre stato il gioco», ha spiegato Pete Docter. «La ragione per cui mi sono messo a fare questo mestiere è perché ero annoiato. Immaginare le cose è ciò che cerchiamo di fare continuamente e credo che continuerà a essere importante finché ci saranno esseri umani».

Per il regista e autore Pixar, il verbo chiave è proprio giocare. Da genitori si incoraggia il gioco nei figli, ma in fondo – ha osservato – chi lavora in Pixar non è altro che «un gruppo di bambini cresciuti». E proprio nella noia si nasconde una risorsa preziosa: è lì che nasce la creatività, quando la mente è costretta a inventare mondi e possibilità.

Toy Story 5, però, non offre una lettura semplicistica del presente. Il film non demonizza la tecnologia, ma invita a interrogarsi sul modo in cui la utilizziamo. «Questo è un film che chiama in causa genitori e figli», è emerso durante l’incontro. «Probabilmente farà riflettere più di altri capitoli proprio per questo aspetto». Il messaggio è chiaro: serve un compromesso, fatto anche di regole e di una guida adulta capace di accompagnare i più piccoli nell’uso degli strumenti digitali.

A sottolinearlo è stata anche Katia Follesa, voce italiana di Lilypad: «Sono nostalgica, ma non bisogna demonizzare la tecnologia». Secondo l’attrice e conduttrice, il rischio è piuttosto quello di perdere «la curiosità, la voglia di fare ricerca, il gusto della scoperta». Oggi, ha osservato, molte risposte arrivano prima ancora che nasca la domanda.

Questa volta la posta in gioco è più alta

Toy Story 5 cast vocale
Cortesia Disney

Un tema che attraversa l’intero film e che, secondo Lindsey Collins, rappresenta il vero cuore del racconto. «La posta in gioco questa volta è il bambino», ha spiegato la produttrice. «Non si tratta soltanto della competizione con altri giocattoli o con un dispositivo elettronico. È il rapporto con il bambino stesso. Ed è proprio questo che permetterà ai genitori e ai figli di entrare in connessione con il film».

La saga, del resto, ha sempre raccontato il passare del tempo e i cambiamenti che inevitabilmente porta con sé. «Toy Story abbraccia il tempo in un modo unico», ha detto Collins. «I giocattoli restano lì mentre il tempo scorre. Assistono a tutto ciò che accade nelle nostre vite e questo aiuta anche lo spettatore a fare i conti con il proprio percorso».

Pete Docter è tornato alle origini del fenomeno. «Credo che ciò che ci aveva agganciati nel primo film fosse il desiderio di essere scelti: “Ero il giocattolo preferito e ora non lo sono più” è l’angoscioso dubbio di Woody, quando in casa arriva Buzz nel primo film. È un tema universale e non credo sia cambiato dal 1995». Oggi, però, la sfida è diversa. «Con la tecnologia non c’è una competizione, nel momento in cui dai un tablet a un bimbo sai che vincerà lui. È una minaccia molto più isolante. E abbiamo scelto Jessie come protagonista di questa avventura perché è il personaggio che ha assistito al maggior numero di cambiamenti nel tempo e volevamo che fosse la sua storia, che fosse lei ad affrontare questa lotta».

Anche il tono del film, per questo motivo, si fa più intenso. Non tanto perché più oscuro, quanto perché più vicino alle inquietudini contemporanee. La domanda non è se i giocattoli riusciranno a vincere contro uno schermo, ma come preservare la capacità di relazione, immaginazione e presenza in un mondo sempre più mediato dalla tecnologia.

E l’Intelligenza Artificiale?

Toy Story 5
Un’immagine di Lilypad, antagonista di Toy Story 5

Un discorso che inevitabilmente si è allargato all’intelligenza artificiale e al suo impatto sul lavoro creativo. Ilaria Stagni, storica voce italiana di Jessie, ha invitato alla prudenza: «Bisogna mettere dei paletti e convivere con la tecnologia, perché la tecnologia non si può fermare». Pete Docter non si è sottratto alla riflessione. «Il tempo in cui viviamo è sfidante e stiamo ancora cercando di capire cosa fare. Anche con l’intelligenza artificiale si tratta di comprendere come usarla davvero. In Pixar riflettiamo molto sul rapporto con la tecnologia e speriamo di poter convivere con essa (…) Se l’arte deve semplicemente riempire uno spazio, allora lasciamo che lo faccia l’AI. Ma se deve essere una riflessione sul viaggio che chiamiamo vita, allora questo non può farlo. Può aiutare, ma non sostituire l’essere umano».

Perché il senso del fare cinema, ha concluso, risiede proprio nel processo creativo. «Amiamo questo lavoro perché ci piace farlo, non perché vogliamo arrivare prima alla fine. Non prendiamo scorciatoie. Si tratta di sperimentare la gioia della produzione. L’intelligenza artificiale è come il fuoco: può scaldarci, ma può anche bruciarci».

Toy Story 31 anni dopo

A trentun anni dal debutto del primo Toy Story, la responsabilità di tornare su personaggi così amati resta enorme. «All’inizio c’è sempre molta pressione», ha ammesso Docter. «Dobbiamo dimostrare che vale la pena raccontare una nuova storia. Siamo molto protettivi nei confronti di questi film e molte volte abbiamo scartato delle idee perché non ci sembravano adeguate».

Eppure, forse, è proprio questa attenzione a spiegare la longevità della saga. «Trentun anni fa saremmo stati felici semplicemente di riuscire a finire il film», ha osservato. «Oggi siamo felici di vedere come questi personaggi continuino ad avere una vita e una profondità, perché in qualche modo ci mostrano anche lo scorrere della nostra vita».

Ed è forse qui che risiede il segreto di Toy Story 5: ricordarci che crescere non significa smettere di giocare, ma imparare a custodire l’immaginazione anche mentre il mondo cambia, la tecnologia avanza e il tempo continua, inevitabilmente, a passare.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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