A Quiet Passion

Emily Dickinson è considerata una delle più grandi poetesse del suo tempo, e grazie al film A Quiet Passion, del regista britannico Terence Davies, ha modo di rivivere sul grande schermo attraverso l’interpretazione di Cynthia Nixon, che lasciati i panni di Miranda della serie Sex and the City, si immerge con grande in quelli ottocenteschi della poetessa.

 

A Quiet Passion racconta la vita della celebre poetessa Emily Dickinson, dalla gioventù di ragazza ostinata e ribelle, alla maturità di donna travagliata e complessa che ha trovato nella poesia rifugio e conforto, dal rapporto con i famigliari a quello con la società e la religione.

Esistono molteplici opere in costume dedicate a celebri poeti e romanzieri, ma il film di Terence Davies sembra avere una marcia in più. Pur ripercorrendo in maniera agiografica la vita della poetessa, Davies riesce ad esaltare con l’eleganza stilistica che gli è propria, l’atmosfera che la lettura delle poesie della Dickinson emana. Egli compone una messa in scena ricca, sontuosa, e su questa si sofferma per estrapolarne i piccoli dettagli, i piccoli attimi cari alla poetessa. Il suo cinema, come da lui stesso definito, costringe con i suoi tempi dilatati e le lunghe inquadrature a guardare più a fondo di quanto normalmente avviene. È per questo che i momenti più importanti del film risultano anche i più difficili da digerire, ricchi di un’emotività che richiede uno sforzo di sopportazione non indifferente.

Nel suo provocare lo spettatore, Davies ottiene così il risultato di dar vita ad un film d’atmosfera, dove tutte le emozioni e le passioni sono, come da titolo, sommesse, ma proprio per questo ancor più in grado di incidere nel cuore dello spettatore. A conferire ulteriore pregio al film vi è l’interpretazione di Cynthia Nixon, che nel suo impersonare l’Emily della maturità restituisce con delicatezza, intensità e profondità tutte le sfumature di un’artista tanto amata quanto enigmatica.

Certo il film, nella sua durata di poco più di due ore, presenta alcuni passaggi non supportati da un’efficace scrittura, e che risultano per tanto poco convincenti o coinvolgenti. L’operazione cinematografica tentata da Davies non è certo semplice, e il suo uso della dilatazione temporale può in più di un momento stancare la visione.

Tuttavia per la delicatezza con cui i principali temi cari alla poetessa vengono trattati, difficilmente si potrà rimanere estranei al film. La paura di una vita nella norma, la paura della morte e dell’ignoto oltre la morte, e allo stesso tempo l’elogio della bellezza, sono tematiche universali nelle cui sfumature ognuno potrà riconoscersi. Attento nell’evocare gli stati d’animo di una figura complessa come la Dickinson, il regista fonde il film sulla sua vita al film sulla sua poesia, ottenendo un’opera in grado di ragionare da più punti di vista sulla materia in esame.