Adam

Adam è la storia di un ingegnere elettronico molto talentuoso che lavora presso un’azienda di giocattoli.

 

Nell’incipit ci viene subito spiegato come questa storia abbia molti punti in comune con quella del racconto  Il Piccolo Principe e nel finale vedremo chi dei due protagonisti riuscirà a cambiare la sua indole e a causa di cosa.

Adam è affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che ne limita i rapporti interpersonali; dopo la morte del padre si trova a vivere solo nel suo grande appartamento: il mutuo da pagare e la perdita del lavoro lo costringerebbero a vendere la casa, ma l’arrivo di Beth, una giovane ragazza scrittrice per bambini, ne cambia il destino.

Adam – recensione del film con Hugh Dancy

Adam è un ragazzo particolare, molto loquace quando si tratta di parlare della sua passione, l’astronomia, e taciturno quando invece deve di relazionarsi con gli altri. Fortunatamente per lui nascerà una bella storia d’amore con Beth, che cercherà di spronarlo a migliorarsi facendolo partecipare a party a lui poco graditi. Il regista Max Mayer torna dietro la cinepresa dopo il deludente Better Living di undici anni fa e lo fa nel migliore dei modi, girando una pellicola che si colloca a metà strada tra i toni dolci e melanconici di 500 giorni insieme e l’amore tormentato dello splendido Two Lovers di Gray.

Sicuramente una delle sorprese di questo 2010 che i fan della commedia dolce amara non dovranno farsi sfuggire. La splendida Rose Byrne nei panni di Beth e l’ottimo Hugh Dancy in quelli del problematico Adam fanno il resto, donando al film quel quid in più che probabilmente ha colpito anche la giuria del Sundance Film Festival, dove esso ha ricevuto una nomination.