Il cineasta di As Bestas, che più recentemente ci ha regalato la notevole serie tv Dieci capodanni, arriva per la prima volta in concorso al Festival di Cannes con El Ser Querido, riflessione sull’accartocciato rapporto tra un padre regista e una figlia attrice, che si ritroveranno a collaborare sulla stessa pellicola dopo l’invito di quest’ultimo, nel tentativo di ricucire un rapporto che forse non è mai nemmeno iniziato.
Un film per ritrovarsi
Regista di fama mondiale, Esteban Martínez (Javier Bardem) torna in Spagna dopo dieci anni passati nella Grande Mela per girare il suo nuovo film. Offre il ruolo principale a una giovane attrice sconosciuta: sua figlia Emilia (Victoria Luengo), che non vede da tredici anni e che ha recitato in alcune produzioni di scarsa qualità, attualmente cameriera un bar. La pellicola si intitola Desierto 1932 e racconta la colonizzazione spagnola del deserto del Sahara, anche se verrà girato a Fuerteventura. Esteban la descrive come una storia di abbandono, tradimento, e di gente che non riesce a guardarsi negli occhi. La ragazza accetta questa incredibile opportunità, ma sa che, durante le riprese, dovrà confrontarsi con un uomo che non è mai riuscita a considerare davvero un padre. Un uomo di cui ha ricordi violenti, che faceva uso di alcol e sostanze, e che si è fatto conoscere anche come prevaricatore sui set cinematografici.
Durante la produzione, Emilia lo vedrà quindi per la prima volta effettivamente interagire con le persone, dopo ricordi di colluttazioni e aggressioni a cui ha assistito in gioventù, anche durante le loro serate al cinema. L’idea messa in scena da Sorogoyen è quella di una reiterazione di un sistema e dinamiche che molto probabilmente erano già state vissute dalla madre, attrice e protagonista di uno dei film più amati di Martinenz, che però appare solo per qualche istante in El Ser Querido.
Da parte sua, Esteban sostiene che i ricordi possano essere falsati, o che alla ragazza possano essere state inculcate informazioni traviate da occhi esterni. Sembra comunque che il regista abbia cancellato da ogni dove quella parte della sua vita, neanche online esistono informazioni su Emilia e la madre. Secondo quanto rivelato dalla stessa, sappiamo solo che l’ha conosciuto quando aveva 9 anni e che è la prima volta che passa più giorni insieme a lui.
Sguardi che non riescono a incrociarsi
Da queste premesse si snoda un racconto che alterna la produzione cinematografica in divenire, qualche estratto dai film del passato di Esteban – per cui sta registrando un commento audio da inserire nella riedizione blu ray – e inserti in bianco e nero che sembrano inizialmente far parte di questa sorta di diario personale, ma che si estendono poi allo sguardo generale del personaggio interpretato da Javier Bardem.
A tratti, si insinua anche il dubbio che la figlia potrebbe avere dei tratti in comune col padre, che sarebbe potenzialmente stata la riflessione più interessante partorita dal film, ma è un dubbio presto fugato da questo grande conflitto che Sorogoyen vuole inscrivere nella dimensione cinematografica, alimentando parallelismi per nulla velati tra la figura del regista tossico e del padre assente e violento, nella morsa del patriarcato.
Nonostante il regista spagnolo cerchi in ogni modo di creare una dimensione estremamente emotiva, coadiuvato da una colonna sonora altamente drammatica, non si arriva mai a un vero confronto diretto e la vera titubanza nel rapporto tra padre e figlia emerge davvero solo nella magistrale sequenza iniziale ambientata in un bar, dove i protagonisti si incontrano dopo molti anni e si passa dai convenevoli di un incontro con una persona cara rimandato da tempo a un accenno di recriminazioni e cambio repentino di tono.
C’è ancora una volta – purtroppo troppo poco – Marina Fois, soprattutto c’è il suo sguardo, che riesce a scrutare la mancanza di qualcosa di fondamentale nelle riprese. Le prove attoriali sono buone ma, in particolare il personaggio di Emilia, non ha possibilità di libertà espressiva totale, sembra sempre mancare qualcosa, proprio come sottintende la collaboratrice tecnica di Esteban, interpretata da Fois. Questa scelta è coerente con l’impossibilità di trovare una dimensione di vero incontro tra padre e figlia, ma rischia anche di non farci conoscere a fondo il personaggio e le sue sfaccettature.
Sicura che ti piaccia recitare?
Il padre, quindi, corrisponde al ricordo della figlia? Forse questo Emilia lo capirà solo in un’altra sequenza notevole, un re-shoot continuo in cui il regista si impone sul set e il padre dispiega di fronte a tutti il suo vero carattere.
Esteban vuole conoscere sua figlia tramite il film, ma è un obiettivo impossibile. Così, anche El Ser Querido, proprio come Desierto, diventa un film di persone che non riescono a guardarsi negli occhi, che si scrutano da un appartamento all’altro e sanno che non potranno mai avere un dialogo a cuore aperto. Interessante senza dubbi e registicamente notevole, il film di Rodrigo Sorogoyen si allontana però dalla potenza di quel climax emotivo e della ferocia di scrittura che ha caratterizzato As Bestas.
El Ser Querido
Sommario
Interessante senza dubbi e registicamente notevole, il film di Rodrigo Sorogoyen si allontana però dalla potenza di quel climax emotivo e della ferocia di scrittura che ha caratterizzato As Bestas.

