Il Salento non è solo pizzica e mare, è anche la casa dei fratelli Siciliani, campioni di una disciplina di lotta tailandese chiamata Muay Thay.

 
 

Il documentario segue il percorso dei due che dalla provincia italiana li porta al Campionato mondiale a Bangkok, indagandone la passione, le motivazioni e lasciando molto spazio alla descrizione della disciplina come mezzo di riaffermazione di se stessi.

Accanto a uno dei due fratelli c’è anche la grazia, rappresentata dalla compagna ballerina classica che ha abbandonato una carriera assicurata per amore. La sua silenziosa presenza è più forte e rappresentativa di un’intervista.

I documentari sondano argomenti, discorsi, approfondiscono e fanno scoprire. Guardando un documentario si può venire a conoscenza di luoghi, persone, pratiche di cui non sapevamo l’esistenza.

Così è per Grazia e furore, documentario di Heidi Rizzo selezionato nella sezione Extra del Festival del Cinema di Roma 2011.

Il documentario è incentrato su di una disciplina orientale di lotta, il Muay Thai, che a differenza di altre arti marziali, oltre ad avere una sequenza di movimenti (che sembrano molto liberi, si può attaccare con qualsiasi parte del corpo) ha anche un codice di comportamento, di saluto e di vestizione.

Scoperto questo, veniamo a sapere che in Salento, terra amata e più volte protagonista delle pellicole del produttore di questo documentario, Edoardo Winspeare, che ha apprezzato  Heidi Rizzo come operatrice video delle sue opere, vivono due fratelli, Gianluca e Fabio Siciliani che sono diventati campioni di questo sport.

La Rizzo ne segue le vicissitudini quotidiane, tra le discussioni e i pranzi con una madre dotata di argomentazioni intellettuali interessanti che contrastano anche con la praticità e fisicità dei figli, e gli allenamenti che infine li portano a Bangkok, ai campionati mondiali di Muay Thay.

Quello che sorprende è che una volta atterrati in territorio asiatico, il gruppo non si senta  outsider, nel senso di essere proiettato in una realtà diversa e sconosciuta a cui non appartiene, ma si adatti perfettamente alla nuova situazione, di cui si conosco, grazie alla disciplina di lotta, i costumi e le usanze.

Questo a dimostrazione che la passione può farti evadere dalla quotidianità della provincia, che normalmente è descritta come soffocante  e annullante.

Un percorso in bilico perenne tra, appunto, il furore, dei gesti e delle reazioni impulsive della lotta e dei ragazzi, e la grazia, di tutto ciò che li circonda, madre, compagna e figlia, e il nuovo mondo in cui arrivano.