I Miserabili film 2020

Presentato a Cannes 2019 in Concorso, arriva finalmente in Italia I Miserabili, il film di Ladj Ly che inaugura la piattaforma Mio Cinema.

 

Il titolo parla chiaro, ma forse non nel modo in cui ci si aspetta. Ly parte, in effetti, dal classico della letteratura francese scritto da Victor Hugo, ma ne racconta solo il senso, il nucleo tematico, lasciando da parte qualsiasi tentativo di trasposizione letterale del romanzo, evitando l’attualizzazione delle vicende dei ben noti miserabili protagonisti.

L’operazione di Lyn è invece fotografica, dal momento che si sofferma su quello che è oggi la Francia. Il film si apre durante i Mondiali del 2018, precisamente durante la finale della World Cup, in cui la Francia batte la Croazia e la nazione sembra felice e pacificata, sotto al tricolore che sventola, mentre la folla festante inneggia ai propri eroi.

I Miserabili, la periferia della Ville Lumière

I MiserabiliIl racconto si sposta però rapidamente in periferia, un luogo lasciato in genere fuori dai racconti glamour che il cinema ha sempre offerto della Città delle Luci. È come se il percorso di Hugo venisse seguito al contrario: se l’autore transalpino parte dalle singole miserie dei suoi protagonisti per raccontarne poi la comunanza in lotta, Ly fa il contrario e, dalla scena di comunione festosa per la vittoria ai mondiali, che sembra appianare le differenze e le resistenze di una città e di un Paese difficile, va a raccontare le singole storie, le miserie individuali.

E così, siamo trascinati nella periferia parigina, dove il contrasto sociale è fortissimo, contrasto tra diverse etnie, tra diversi gruppi criminali, tra spacciatori e papponi, tra adulti che cannibalizzano lo spazio e bambini che cercano di trovarne un po’ per loro, imitandoli, tra criminali e polizia, e tra poliziotti buoni e cattivi.

Così, seguendo le orme de L’Odio di Mathieu Kassovitz, ma senza quelle derive violente, I Miserabili si muove a metà tra la volontà di raccontare e drammatizzare una condizione sociale problematica e la giusta distanza che c’è tra una tragedia e il drone che la inquadra, sempre a debita distanza. L’espediente vuole essere stilistico, ma il risultato è quello di allontanare sia lo spettatore che il filmmaker stesso da ciò che racconta, e questa sensazione di volontà di distanziarsi da quella miseria ce la dà anche la scelta di seguire, nel loro privato, i poliziotti.

Nuovi Gavroche, che cambiano nome ma non condizione

L’intenzione è chiara, il regista vuole a tutti i costi mettere sullo stesso piano entrambi gli schieramenti, dare spessore e umanità anche a quelli che nella lotta di classe sono considerati i “cattivi”, tuttavia il risultato è quello di un appiattimento, così che il racconto perde profondità, fino alla scena finale.

L’assalto dei ragazzini, contro la polizia, contro i boss di quartiere, contro qualsiasi tipo di autorità che li vede relegati ai margini è lo sfogo ultimo, la via di fuga tragica che, inevitabilmente li porterà a pagare un prezzo alto per aver osato ribellarsi. Ma Ly non ce lo racconta, chiude sul nero, e lascia all’oblio quella miseria a cui non è riuscito a dare giustizia. Novelli Gavroche, quei ragazzini hanno forse cambiato nome, ma non condizione.

Segno di una realtà viva e problematica, I Miserabili si limita ad occupare un territorio incerto, mettendo di continuo della distanza di sicurezza tra chi racconta e chi viene raccontato e trovando in questa cautela il suo limite più grande.

RASSEGNA PANORAMICA
Chiara Guida
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Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.