Il ladro di giorni

Il ladro di giorni, nuovo film di Guido Lombardo, è stato presentato nella selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma 2019.

Salvo ha 11 anni e vive in Trentino con gli zii, sua madre è morta qualche anno prima, suo padre è in prigione per aver ferito un carabiniere sette anni prima. È quindi quasi impossibile per lui riconoscere quell’uomo che si presenta a casa e che dice di essere suo padre. Per passare dalla diffidenza a capire di aver perso per uno stupido comportamento molti giorni e molti anni ci vorrà un viaggio verso la Puglia.

Tratto dall’omonimo romanzo che Guido Lombardi stesso ha scritto, Il ladro di giorni segna il ritorno del regista alla Festa del cinema di Roma, dopo che qui era stato presentato il suo secondo lungometraggio, Take five.

Come già nel suo esordio, Là-bas che raccontava della vita e della rivolta dei migranti a Rosarno, per questo film con protagonista Riccardo Scamarcio, Lombardi si tiene vicino al bordo estremo della società, quelli che non si integrano con le regole e che finiscono in prigione.

Il ladro di giorni, recensione del film di Guido Lombardi

Il padre interpretato da Scamarcio ricorda per indole un altro padre che ora è in sala, e che anche lui dopo anni di coraggio mancato, torna per vedere suo figlio. A differenza però del “Modugno della Dalmazia” interpretato da Claudio Santamaria nel film di Salvatores Tutto il mio folle amore, il personaggio di Scamarcio, Vincenzo, vuole usare suo figlio per chiudere i conti con il suo passato, non torna da lui per rimorso o semplice affetto.

All’inizio del film il piccolo Salvo è  un mezzo che permette a Vincenzo di dare meno nell’occhio, ma più va avanti il percorso insieme, più affiorano, inevitabilmente, le assonanze e le similitudini tra padre e figlio.

Il rimpianto più che il rimorso per le azioni fatte è ciò che è più evidente nel personaggio di Vincenzo che nonostante tutto, non può completamente liberarsi dal suo passato.

Scamarcio offre una buona interpretazione e trova un buon affiatamento con il piccolo Augusto Zazzaro, che interpreta Salvo. È da notare anche il ruolo da padre scapestrato ma accudente interpretato da Massimo Popolizio.