La mafia non è più quella di una volta

A qualche anno da Belluscone – una storia siciliana, Franco Maresco, premiato a Venezia nel 2014, torna a filmare l’etologia di strambi animali autoctoni di Palermo e dintorni. Lo fa in un nuovo bizzarro oggetto cinematografico intitolato La mafia non è più quella di una volta, che si riallaccia al precedente lavoro e riporta la memoria, con tanta nostalgia, agli spiazzanti teatrini di Cinico Tv, firmati negli anni novanta insieme a Daniele Ciprì.

Questo spaccato cine-antropologico, che si spinge ai confini della bassezza della razza umana con sguaiata ironia e tanta poesia, è costruito con lo spirito di un divulgatore e l’estro del più scaltro dei commediografi. Si può con certezza affermare che in un bislacco connubio audiovisivo Piero Angela incontra Cesare Lombroso, antropologo e padre della moderna criminologia, che avrebbe sguazzato felice tra tanto materiale da studiare e collocare nelle sue classificazioni, trovando magari nuove conferme sulla sua sballata teoria dell’atavismo.

Il tema centrale di La mafia non è più quella di una volta, come si evince dal titolo è chiaramente la lotta alla mafia e il ricordo sempre vivo, affettuoso e riconoscente, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Maresco lo racconta documentando varie commemorazioni delle loro uccisioni, alcune ufficiali, con tanto di partecipazioni di cariche politiche e del presidente della Repubblica, altre spontanee e discutibili. L’autore, nel presentare il suo lavoro, afferma “La mia sensazione, è di essermi spinto oltre rispetto al film precedente. In un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso.”

Come un novello Dante, Franco Maresco si aggira con la sua macchina da presa tra i dannati del cuore antico di Palermo e dei moderni quartieri ZEN, sigla che potrebbe apparire come un rilassante rimando alle filosofie orientali, ma che in realtà è un freddo acronimo che significa Zona Espansione Nord. E non poteva mancare un Virgilio, impersonato in questo viaggio da Letizia Battaglia, fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia e la gente semplice della sua amata città; è stata definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. Anche Wim Wenders volle renderle omaggio, regalandole un prezioso cameo nel suo toccante Palermo shooting.

Ma il vero fulcro di questo bestiario strampalato è Ciccio Mira, con la sua clamorosa corte dei miracoli, popolata di cantanti neomelodici stonati e psicopatici, ballerine sguaiate col mito della Carrà, musicisti improbabili che non sanno suonare e attribuiscono la colpa all’antichità dello strumento, impresari vessati che comunicano per radio con gli alieni. Ciccio Mira, popolare showman di una becera TV locale, seguita da mafiosi, galeotti e disperati di varia natura, era anche il protagonista di Belluscone – una storia siciliana, diventando così elemento d’unione tra i due film.

La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco è un film raro, quanto prezioso. È costruito con sapienza, intelligenza e ironia, tanto gusto visivo e meditata teatralità. È un grido sornione di denuncia contro la mafia, sulla sua negazione e sull’omertà naturale che impone sulla gente, così strutturata da essere definita dal protagonista corredo genetico ereditato col DNA.

Unico dubbio è quanto sia labile il confine tra realtà e finzione, perché è assai difficile accettare che possano esistere delle bestie così strane, a volte stolte e a volte feroci, che vivono in branchi nei meandri invisibili e disperati delle nostre città. Le vie dell’evoluzioni sono imperscrutabili e Maresco ce ne fornisce le prove.