overlord

Ogni appuntamento al cinema di J.J. Abrams porta con sé una certa dose di mistero, e con Overlord non si fanno eccezioni. Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, all’indomani del D-Day, il film è stato prodotto dalla Bad Robots e diretto da Julius Avery, su sceneggiatura di Billy Ray, già autore degli script di Hunger Games e di Captain Phillips.

L’idea del film nasce dalla mente del produttore Abrams in persona, e quando venne annunciato si immaginava fosse un nuovo capitolo dell’universo di Cloverfield. Dall’8 novembre il film è nelle sale italiane, dopo essere stato presentato al Lucca Comics and Games 2018, e racconta la storia di un gruppo esiguo di soldati che, in territorio francese occupato dai nazisti, si trovano a dover compiere una missione complicata, suicida.

Dalla loro parte si schiererà una ragazza del villaggio francese, presso la quale trovano riparo, che li aiuterà a entrare nella base di comunicazioni segreta dell’avamposto nazista. Peccato che la base in questione non sia soltanto un centro importante di smistamento delle informazioni, ma racchiuda anche un laboratorio in cui gli scienziati nazisti conducono esperimenti sugli umani, allo scopo di creare dei soldati imbattibili che possano schierarsi per sempre a difesa del Reich.

Overlord e gli echi di Call of Duty

Overlord si apre con una sequenza molto concitata che mette già le carte in tavola e stabilisce i rapporti di forze trai personaggi. Un gruppo di paracadutisti inglesi sorvola la Francia e viene bombardato prima di raggiungere il punto di lancio. Saranno in pochi a sopravvivere. Da subito, Avery ci presenta le sue intenzioni: raccontare una storia divertente, movimentata, come fosse una partita a Call of Duty.

A queste sequenze adrenaliniche si alternano momenti distesi di pianificazione dell’attacco e della messa a punto del piano, scene sempre interrotte da momenti di tensione. Insomma, Overlord non è un film che annoia lo spettatore, a patto che lo si guardi con il solo intento di essere intrattenuti da una storia esile e da effetti speciali che sfiorano lo splatter, in sintonia con un tono naive.

Certo, alla base dell’idea di Abrams c’è il macabro mito della sperimentazione nazista durante su cavie umane la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia sembra un ottimo aggancio per una storia di zombie che si muove a metà tra B-movie e prodotto hollywoodiano dall’alta ambizione.

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