ralph spacca internet

Come sempre, dietro l’apparenza gioiosa e l’atmosfera di festa data dai colori della scena, la Disney nasconde presupposti morali da non sottovalutare e riflessioni sul nostro presente (e futuro) che nel caso di Ralph Spacca Internet abbracciano un senso di “preoccupazione” comune rispetto a temi quali l’amicizia, la solitudine e la paura dell’abbandono ai tempi della vittoria del virtuale sul reale. Già il primo film del 2012 aveva infranto questa barriera fisica catapultandoci nell’universo dei videogiochi per spiegare agli spettatori – grandi e piccoli – che la natura delle relazioni è sempre la stessa, davanti e dietro lo schermo, ma è con il sequel che la casa di Topolino centra davvero l’obiettivo costruendo un racconto ancora più maturo, talvolta grottesco e spaventoso, e quando vuole tenero e universale (come nella migliore tradizione dei classici animati) sulla società in cui tutti viviamo e in cui cresceremo i nostri figli.

Ralph Spacca Internet, la trama

Lo fa decidendo di mostrare “graficamente” cos’è internet, un luogo di infinite possibilità dove perdersi o ritrovare ciò che ci manca: proprio questa mancanza stabilisce il grado di pericolo nel quale ognuno incorre, dall’affetto al bene materiale, ed è un argomento che trova la giusta risposta a metà fra il cinismo adulto e l’ottimismo infantile; così mentre il web intrappola come una rete le speranze di Ralph e un virus si trasforma nell’incubo dell’abbandono, per la piccola Vanellope rappresenta la scoperta di sé e un ventaglio di opportunità che non avrebbe mai potuto sperimentare dall’altra parte.

Come dialogano queste due generazioni è un punto fondamentale del film di Rich Moore e Phil Johnston, registi dell’ottimo Zootropolis, ed è motivo sia di scontro che di congedo. Ci sarà una rottura, ma anche un modo per far sopravvivere un’amicizia (valore sempre più raro e rarefatto nell’epoca dei social network), e l’insegnamento migliore che si possa trovare in Ralph Spacca Internet è davvero la spinta al tentativo, al provarci nonostante le difficoltà e le distanze fisiche, anagrafiche e sentimentali.

Internet sa essere un contenitore di paura e perdizione, eppure in uno slancio di insolita lucidità il film dimostra quanto ci sia bisogno, oggi più che mai, di vedere le cose dalla prospettiva dei bambini – campioni nell’arte dell’adattamento – e accettare la realtà con tutti i suoi mutamenti, positivi e negativi, cogliendo il meglio dalle sfide che affrontiamo. Tanto la compagnia di un amico, il calore di un abbraccio, l’euforia di una corsa e il vento che spettina i capelli sono esperienze che il web potrà solo imitare, senza lo stesso effetto, e che per fortuna non scompariranno mai; prima lo si capisce, prima smetteremo di metterlo a confronto con la vita vera allarmandoci per l’imminente fine di quest’ultima.

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